Bruno Munari

premessa

Bruno Munari è definito “figura leonardesca”, la poliedricità del suo geniale sapere e l'ampiezza con cui si è dispiegato il suo fare, rendono difficile riassumere la sua vita e il suo lavoro in poche righe, pertanto esplicito quale chiave ho utilizzato: dare conto di quegli aspetti la cui valenza pedagogica, culturale, partecipativa hanno avuto un impatto rivoluzionario sul versante pratico e teorico, dal fare al dire. Credo che ogni persona -e a maggior ragione ogni pedagogista- debba confrontarsi seriamente con il pensiero di una persona che ha fatto, detto, scritto e seminato muovendosi in questa direzione:

C'è sempre qualche vecchia signora che affronta i bambini facendo delle smorfie da far paura e dicendo delle stupidaggini con un linguaggio informale pieno di ciccì e di coccò e di piciupaciù. Di solito i bambini guardano con molta severità queste persone che sono invecchiate invano; non capiscono cosa vogliono e tornano ai loro giochi, giochi semplici e molto seri.

Conservare l'infanzia dentro di sé vuol dire conservare la curiosità di conoscere, il piacere di capire, la voglia di comunicare

Progresso è quando si semplifica e non quando si complica.

Vita personale e professionale

Bruno Munari nasce il 24 ottobre 1907 a Milano, all'età di sei anni si trasferisce per motivi di lavoro del padre a Badia Polesine, dove trascorre la sua infanzia. Tornato a Milano, nel 1926 inizia a lavorare come grafico presso lo studio dello zio ingegnere.

A 18 anni entra in contatto con gli ambienti futuristi di seconda generazione, (Filippo Tommaso Marinetti, Enrico Prampolini, Fortunato Depero e Giacomo Balla). Nel 1929 comincia a impegnarsi come bozzettista presso vari diversi studi di grafica, tra cui quello di Carlo Cossio, pioniere del cartone animato italiano.

Si avvicina agli astrattisti (Lucio Fontana, Osvaldo Licini, Fausto Melotti, Mauro Reggiani, Manlio Rho, Atanasio Soldati e Luigi Veronesi) che ruotavano intorno alla galleria del Milione di Milano dove, nel 1933, espone nella sua prima personale con la serie delle Macchine inutili.

Nel corso degli anni Trenta, Munari entra in contatto con i principali movimenti artistici internazionali, rivolgendo particolare attenzione al costruttivismo, alla corrente De Stijl e della Bauhaus , a Kandinskij e a Mondrian.

Nel 1930 fonda con Ricas (Riccardo Castagnedi) lo studio di grafica R+M, attivo fino al 1937.
Nel 1934 si sposa con Dilma Carnevali.
Nel 1938 collabora come grafico con Mondadori.
Nel 1940 nasce suo figlio Alberto: si rafforza l'attenzione di Munari per l'infanzia e nell'arco di cinque anni, nella triplice veste di autore, grafico e illustratore, crea una fortunatissima serie di libri per bambini: per la casa editrice Italgeo pubblica Mondo, Aria, Acqua, Terra, con Einaudi nel 1942, Abecedario, nel 1943 insieme a Gelindo Furlan crea due libri gioco Teatro dei bambini e Musica e, dal 1945, la celebre collana per Mondadori I libri di Munari, subito stampata negli Stati Uniti.
Nel 1948, con Gillo Dorfles, Gianni Monnet e Atanasio Soldati, fonda a Milano il MAC (Movimento Arte Concreta) che porta avanti per dieci anni, in cui crea tra l'altro i Libri illeggibili.
Nel 1950 Munari stende la prima riflessione organica sul suo ruolo di artista globale “L'arte è un mestiere”, pubblicandola sulla rivista AZ.
Nel 1951 entrano in produzione per Pirelli i giocattoli in gommapiuma Gatto Meo-Romeo e la celebre Scimmietta Zizì (premio Compasso d’oro dell’ADI - Associazione disegno industriale nel 1954).
Del 1954 le sperimentazioni con la luce e le materie plastiche.
Del 1954 le Ricostruzioni teoriche di oggetti immaginari, frutto di un gioco inventato con il figlio Alberto, ma anche il libro per bambini Nella notte buia, edito da Muggiani.
Del 1958 le Sculture da viaggio, i libri “Le forchette di Munari” e “Supplemento al dizionario italiano”.
Nel 1960 il primo viaggio in Giappone, dove riprende il lavoro di grafico, disegnando i manifesti pubblicitari per la Campari.
Insieme a Marcello Piccardo e ai suoi cinque figli, tra il 1962 e il 1972, pellicole cinematografiche d'avanguardia, da cui prende vita la "Cineteca di Monteolimpino - Centro internazionale del film di ricerca”.
Nel 1962 il contratto con Einaudi come illustratore.
Nel 1965 Giulio Einaudi gli propone di curare, in veste di grafico editoriale, alcune collane tra cui Piccola biblioteca Einaudi.
Nel 1967 tiene presso la Harvard University un ciclo di cinquanta lezioni sui temi della comunicazione visiva (sul tema segnalo alcuni libri che contengono importanti spunti di riflessione anche dal punto di vista pedagogico: Design e comunicazione visiva, Arte come mestiere, Artista e designer, Fantasia, Da cosa nasce cosa.)
Nel 1968 non rimane indifferente alla rivolta giovanile e tra le molte cose che mette in campo anche il libro per bambini “Nella nebbia di Milano”, e inizia a collaborare con il pedagogista Giovanni Belgrano con cui in cinque anni progettano diversi giochi didattici, per le «Edizioni per bambini» di Danese.
Del 1970 “Guardiamoci negli occhi”.
A metà degli anni Settanta cresce considerevolmente la sua espressione di interesse per il mondo dell'infanzia attraverso giochi e libri: dal 1972 dirige per Einaudi la collana «Tantibambini», con lo pseudonimo «E. Poi» pubblica quattro racconti. E' del 1971 l'Abitacolo, struttura-letto multiuso pensata per il bambino (che li fa attribuire il terzo Compasso d'oro nel 1979) disegnata per la casa di produzione Robots.
Dal 1974 cura per Zanichelli tre raccolte di educazione artistica. Prosegue intanto nella sua ricerca su funzionalità, estetica e agio negli spazi abitabili.
Nel 1977, crea il primo -e ormai storico- laboratorio per bambini in un museo, presso la Pinacoteca di Brera a Milano, inaugurando una nuova epoca nella promozione di un precoce approccio all'arte.
Sono del 1979, i Prelibri, usciti per Danese, una sorta di libri illeggibili in miniatura, adatti per i bambini in età prescolare.
Tra gli anni Settanta e Ottanta, le istituzioni pubbliche italiane e straniere iniziano a dare grande visibilità al suo lavoro: dal 1985 inizia ad ottenere importanti riconoscimenti ufficiali e di pubblico nelle mostre, mi limito a ricordare: Medaglia d'oro della Triennale di Milano per i libri illeggibili (1957); Premio Lego "per il suo eccezionale contributo allo sviluppo della creatività nei bambini" (1986); Spiel Gut dalla città di Ulm (1987, 1971, 1973); Accademia dei Lincei (1988); ADI (Compasso d’oro alla carriera, 1994), laurea ad honorem in architettura, dall’Università di Genova (1989).
Intanto continua ad affinare la sua sensibilità pedagogica, che mette al servizio anche degli anziani, curando nel 1989, a Milano Fiera, dei laboratori dedicati alla terza età: Ritrovare l'infanzia.
E' del 1993 la serie degli Alberi, che testimonia quali e quante sollecitazione provenienti dagli ideogrammi giapponesi Munari abbia fatto proprie e quanto sia rimasto affascinato dall'efficacia con cui trasmettono informazioni visive.
Nel 1994 le ultime pubblicazioni per l'infanzia: La favola delle favole, Letto libro.
Nel 1996 l'ultima conferenza al Politecnico di Milano.
Muore nella sua casa di Milano il 29 settembre 1998.

Munari in pillole,
dal punto di vista pedagogico considero dei riferimenti i seguenti insegnamenti:

  • l'educatore deve rispettare il bambino, egli sa cosa vuole fare, forse ha bisogno che gli si mostri come ottenere un risultato ma non ha bisogno di sentirsi spiegare cosa desidera fare: la funzione dell'adulto è liberare, non schiacciare, la creatività del bambino
  • l'importanza intrinseca del processo, anche disgiuntamente dal prodotto
  • semplificare è molto diù difficile che riempire lo spazio di inutili chiacchere confusive: lavorare per sottrazione significa operare scelte complesse su cosa è essenziale
  • la bellezza è nutrimento, poiché fare male spesso costa quanto fare bene, facciamo bene!
  • l'importanza di lasciare i bambini liberi di esplorare, rimanendo loro al fianco: impariamo ad accendere il nostro sguardo su di loro, su cosa fanno, su cosa gli piace e desta il loro interesse
  • la fortissima denuncia della strumentalizzazione dei bambini come nuovo target. Coraggiosamente scriveva: nella nostra “civiltà del fatturato” quello che conta per i produttori è guadagnare sempre di più, anche approfittando dell’ignoranza altrui, guadagnare a tutti i costi, sfruttando gli altri. Ma siccome anche noi siamo “gli altri” per qualche organizzazione commerciale che ci vuole sfruttare; ecco che un popolo di furbi diventa un popolo di sfruttati. Un gioco ignobile. Un altro modo di progettare un gioco o un giocattolo è invece quello di considerare di produrre qualcosa che sia utile alla crescita individuale, senza naturalmente dimenticare un giusto profitto per l’impresa. Che cosa può essere utile, ci si può chiedere, alla crescita di un individuo in formazione come il bambino? (da “Cosa nasce cosa”, ed. Laterza)
  • l'importanza di riconoscere e rispettare la natura assorbente della mente del bambino, tanto ben indagata da Maria Montessori, e sperimentare approcci, materiali, spazi, forme, colori
  • la grande considerazione verso i destinatari delle sue opere, intesi alla stregua di co-progettisti liberi di reinventare e modificare le opere per adattarle alle proprie esigenze, poiché inevitabilmente ciascuno sa meglio di chiunque altro di cosa ha bisogno, cosa gli piace e come sta comodo
  • le indagini sul rapporto libro- gioco-motricità-sensorialità a partire dall'osservazione del fruitore
  • la ricerca sui giocattoli, a cui riconosceva una funzione educativa quando attivano il bambino, se ne stimolano l'immaginazione, e non quando sono “conclusi o finiti perché così non permettono la partecipazione del fruitore”. Oggi è drammaticamente frainteso il concetto di “stimolazione” dei bambini, essi vengono soffocati da proposte iperstimolanti in maniera grossolata e non corrispondente alle fasi della loro crescita, soprattutto durante il primo anno di vita, in cui pessimi giocattoli di plastica, pieni di tasti, mortificano e annientano l'esplorazione orale offrendo un'unica forma di texture e tentano (complici gli adulti) di ammaestrare i bambini a pigiare un bottone per ottener un effetto, anziché lasciarli liberi di indagare il mondo con la sensibilità guidata da una mente assorbente in rapido sviluppo.
  • L'approccio sperimentale è un filo rosso tra che tiene insieme scienza, arte, pedagogia, tecnologia: non si può concepire un apprendimento significativo e persistente a prescindere dall'esperienza diretta (in Munari ravvedo eccellenti pratiche di educazione attiva e cooperativa)
  • la visione olistica della persona, stendibile alla visione di una comunità organica, per arrivare a una visione di mondialità
  • la sensibilità e la forza con cui difende la libertà (personale, artistica, comunicativa) in forma congiunta con la responsabilità personale e collettiva, sollecitando ciascuno all'assunzione delle responsabilità politiche che li sono proprie
  • l'affermazione di quanto bellezza e leggerezza sono fondamentali, anche pedagogicamente e psicologocamente, di quanto complesso e delicato è il processo personale e collettivo che le genera, quanto è facile distruggerle in un attimo, anche se con l'aiuto esterno tendono a rinascere in forme diverse
  • la sdrammatizzazione della cultura “alta” .

    Un elenco dei diversi giochi, laboratori, libri di ricerca e per l'infanzia è disponibile su Wikipedia, al quale rimando. Fonti: Dizionario Biografico degli Italiani - Treccani - Volume 77, cura di Rosa Monaco (2012); Wikipedia, Aldo tanchis, Bruno Munari, Idea Books edizioni: Frantasia, Laterza, Arte come mestiere.

Chi sono

Mi piace pensare che tutti siamo, potenzialmente, architetti di comunità desiderabili: è sufficiente e necessario prestare attenzione a cosa ci fa stare bene e lavorare in quella direzione, insieme agli altri, nel rispetto di tutti.

Il mondo laico verso il quale cammino crede nel valore della bellezza, del gioco, della comunità, della cooperazione, della politica agita dal basso, dell'artigianato educativo e del partigianato pedagogico.

Mi interessa ciò che aiuta le persone a formulare e realizzare il loro personale progetto di vita.