Elinor Goldschmied

La vita di Elinor Sinnott Goldschmied (Gloucestershire 1910 - Londra 2009) è segnata da gravi episodi e perdite: la morte della madre prima e della matrigna poi, le vicissitudini del marito Guido Goldschmied, ebreo bavarese sposato nel 1941, incarcerato durante la guerra e morto di cancro, nel '55, lasciandola sola con un bambino piccolo.

Elinor Goldschmied compie i suoi studi presso il Dipartimento di Salute Mentale della London School of Economics divenendo assistente sociale psichiatrica.
Successivamente a Cambridge si concentra nell'approfondimento dello sviluppo infantile, godendo della straordinaria guida di terapeuti per l'infanzia del calibro di Anna Freud, Susan Isaacs, Donald Winicott.
In tale ambiente Elinor Goldschmied matura la convinzione che due fattori sostengono nel bambino la voglia di crescere e vivere una vita adeguata da adulto:

  • la possibilità di giocare;
  • la sicurezza affettiva che prende corpo in una relazione con privilegiata con un adulto di riferimento;

Al termine della guerra Elinor compie le sue prime esperienze sul campo andando a gestire dei nidi residenziali, a Cambridge prima e Londra poi. Nel 1948 diviene attiva nella cooperazione internazionale a favore dell'infanzia. Nel caso specifico italiano, ricorda Emanuela Cocever, non mancavano solamente strutture e infrastrutture, ma anche il dialogo culturale e scientifico internazionale, del tutto assente da oltre un ventennio, con vacanze di rilievo anche in sede accademica, quali la “psicologia della sviluppo”. A quei tempi, nei brefotrofi e nei nidi ONMI erano prese in considerazione meramente le preoccupazioni igieniche.

L'impegno di Elinor trova nuova espressione nella formazione professionale di chi si occupa dei bambini più piccoli, dapprima grazie alla collaborazione con l'American Friends Service Committee (finanziava corsi per operatrici impegnate nei servizi residenziali per bambini senza famiglia), poi con alcuni servizi residenziali italiani, con enti pubblici (l'Opera Nazionale Maternità e Infanzia e il Comitato provinciale Educazione Sanitaria di Trieste, le Province di Milano e di Torino, il Villaggio della Madre e del Fanciullo di Milano) e a partire dal 1971 (anno in cui sono istituiti i nidi) operando direttamente presso i servizi comunali.

L'approccio alla formazione della Goldschmied si fonda sulle pratiche dell'educazione attiva e sull'osservazione, per stimolare il ruolo di regia educativa che è prioritariamente importante nell'impegno dell'educatore.

La collaborazione con Elda Scarzella, la responsabile del Villaggio della Madre e del Fanciullo di Milano, tra gli anni '50-'60 è particolarmente significativa nel percorso professionale di Elinor, non solo perché riprende il suo lavoro di sistematica osservazione del bambino, affinando come questi esprime il bisogno di essere sempre attivo, autonomia nella ricerca, di fare esperienze sensoriali, ma anche e principalmente perché inizia a rivolgere la sua attenzione anche ai servizi educativi di pubblico accesso -e non più esclusivamente alle istituzioni per bambini deprivati di stabilità familiare.

Cocever ricorda che “in quegli anni, Elinor Goldschmied partecipa attivamente al gruppo di esperte ed esperti europei, insieme a J. Aubry, G. Appell e M. David, J. Bowlby, che, attraverso incontri seminariali organizzati dall'UNESCO, proponevano ai responsabili delle politiche sociali dei paesi della nascente Comunità europea, i modi per affrontare i danni prodotti dalla carenza di cure materne e per sostenere la diffusione di servizi per bambini 0 - 3 anni di buona qualità”.

E' del 1954 il suo primo filmato sullo sviluppo psicologico del bambino ”Lasciatemi almeno giocare”, a cui seguono altri cinque anni di osservazioni sistematiche sulla concentrazione dei bambini nel gioco in età precoce, prima che inizino a camminare. La conoscenza, ormai molto puntuale, dei bisogni dei bambini e del piacere da loro espresso in relazione a risposte di gioco adeguate, le fanno ideare la proposta del “cestino dei tesori” grazie al quale è molto nota in gran parte dei nidi italiani del centro nord.

Nel '59 torna in Inghilterra dedicandosi alla salute mentale dei bambini piccoli, ma proseguendo anche incessantemente, per circa venti anni, la formazione delle educatrici in Italia, Inghilterra, Spagna. Durante questi anni fecondi, Elinor concepisce un'ulteriore proposta di gioco che si rivolge a bambini in età compresa tra 12 e 20 mesi: il “gioco euristico”.

E' doveroso riconoscer a Elinor il merito di aver posto al centro della riflessione di molti servizi territoriali attivi (principalmente nidi, ma non solo) aspetti fondamentali legati al lavoro di cura, riuscendo in molto casi a stimolare buone e ottime prassi di lavoro per riconoscere sia la centralità del bambino, sia l'importanza di relazioni significative con la famiglia, che il significato di un ambiente di lavoro a misura di adulti che si pre-occupano di bambini piccoli.
Esce nel 1979 in Italia il libro: Il bambino nell'asilo nido edito da Fabbri e circolano alcuni filmati. Nel 1996 arriva, due anni dopo la versione inglese, Persone da zero a tre anni, scritto a quattro mani con Sonia Jackson, in casa Junior.


Elinor Goldschmied in pillole

  • ogni bambino è una “persona” “competente” fin dalla nascita
  • i servizi prescolastici “devono” essere di qualità e la qualità non è solo una questione di soldi, ma di attenzione continua verso i dettagli che riguardano ogni aspetto della vita del servizio
  • è importante per il bambino poter vivere la sua giornata al servizio in una cornice di “piccolo gruppo”
  • il bambino ha bisogno di costruire una relazione significativa affettivamente con la colui che se ne occupa, per cui occorre organizzare il servizio intorno alla “figura di riferimento”
  • l'adulto deve incessantemente allenare lo sguardo a riconoscere le capacità creative dei più piccoli
  • il bambino nel gioco è “indipendente”; l'adulto ha un ruolo di regia e deve imparare a rimanere sullo sfondo quando il bambino non ha bisogno del suo intervento
  • il pranzo è un momento conviviale e affettivo fondamentale, al nido non si può noncurare ogni dettaglio per favorire situazioni di tranquillità in cui l'adulto non è costretto ad alzarsi continuamente
  • è assolutamente fondamentale curare la formazione di chi si occupa del bambino: la formazione deve prendere in esame tanto gli aspetti teorici che pratici, insieme, senza distinzioni
  • l'ambiente deve favorire l'adulto durante lo svolgimento del proprio lavoro, affinchè egli possa lavorare con agio, senza doversi interrompere continuamente e senza disturbare, conseguentemente, l'attenzione dl bambino verso ciò che sta facendo

Fonti: pubblicazioni curate da Emanuela Cocever (ricercatrice di Pedagogia generale e sociale presso l'Università di Bologna), a documenti e testimonianze orali di Margherita Salvadori (psicopedagogista che ha collaborato a stretto contatto con Elinor Goldschmied che coordina il Gruppo “Amici di Elinor”), dal sito del Centro Nascita Montessori.

Chi sono

Mi piace pensare che tutti siamo, potenzialmente, architetti di comunità desiderabili: è sufficiente e necessario prestare attenzione a cosa ci fa stare bene e lavorare in quella direzione, insieme agli altri, nel rispetto di tutti.

Il mondo laico verso il quale cammino crede nel valore della bellezza, del gioco, della comunità, della cooperazione, della politica agita dal basso, dell'artigianato educativo e del partigianato pedagogico.

Mi interessa ciò che aiuta le persone a formulare e realizzare il loro personale progetto di vita.