Martin Waddel

H. C. Andersen for Writing (2004)

Martin Waddell è nato il 10 aprile 1941 a Belfast, Irlanda del Nord.  Ha vissuto la maggior parte della sua vita nella vicina contea di Down, a Newcastle. Da bambino è cresciuto con una predilezione per gli animali e spesso raccontava storie.
In giovane età aspirava a diventare un giocatore di football -ha firmato un contratto con il Fulham F.C. - ma quando
divenne chiaro che il suo futuro non risiedeva nel calcio professionistico, Waddell si rivolse all'altro suo amore e iniziò a scrivere (in seguito ha scritto anche una serie per bambini e bambine, Napper, incentrata sul calcio).

Agli esordi scriveva per adulti, il suo primo vero successo è stato un thriller comico, Otley, da cui è stato tratto un film con Tom Courtenay e Romy Schneider. Alla fine degli anni '60 scriveva libri che riflettevano sulla mutevole situazione nella sua terra natale, successivamente si è orientato verso la letteratura per l'infanzia -per i più grandicelli scrive anche con lo pseudonimo di Catherine Sefton, soprattutto storie di fantasmi e romanzi gialli.

Nel 1972 visse un evento destinato a influenzare gli anni successivi: entrò in una chiesa per fermare alcuni vandali rimanendo coinvolto in un'esplosione. Ironicamente racconta

 sono sopravvissuto ad una carriera giovanile come calciatore, ad un attentato dinamitardo e a una brutta malattia, quindi sono un uomo molto fortunato.

Quasi tutte le storie di Waddell sono ispirate da eventi o luoghi della sua vita ai piedi delle Mourne Mountains.

Oltre ad altri importanti premi, nel 2004 ha ricevuto la medaglia Hans Christian Andersen per il suo duraturo contributo. Durante il discorso di ringraziamento, che ho liberamente tradotto e adattato, concentrandomi solo su alcuni passaggi.

Da quando, esiste l'umanità ha sempre cercato di dare un senso alla sua presenza nel mondo.
La scrittura non è interessata a conformarsi, è polemica, celebra le differenze, culture e voci diverse, idee diverse su come è il mondo e su come potrebbe essere.

Da padre ho giocato con i miei tre figli nello stesso punto in cui giocavo da bambino, dapprima ho passato in quei luoghi la mia infanzia felice poi li ho vissuti  da padre, stressato ma felice, di tre figli piccol. Queste due esperienze sono state al centro di quasi tutta la mia scrittura: vi ho attinto e le storie hanno preso forma mentre camminavo e parlavo con i miei cani, percorrendo le quattro miglia di spiaggia che si estendono di fronte a casa mia. A volte in compagnia di un editore davvero straordinario ed eccentrico, David Lloyd, di Walker Books a Londra. I cani si limitavano ad ascoltarmi, invece David mi ha ispirato mentre camminavamo su quella spiaggia battuta dal vento. Gli editori bravi, ottimi, sono pochi e rari, e spesso vengono dimenticati in occasioni come questa. Ho avuto il privilegio di trovarne uno, proprio quando la mia scrittura ne aveva bisogno, e desidero onorarlo debitamente.

Non posso trascurare di menzionare Gina Pollinger, la mia ex agente e amica di lunga data, una sorta di ostetrica polemica e severa nei confronti delle prime stesure dei miei lavori, agiva proprio sul nascere.

Ma c'era un'altra persona... e forse la sua è stata l'influenza più importante di tutte. Era un uomo strano ed eccentrico, un attore irlandese tristemente poco conosciuto, chiamato Terence Pim, un narratore di rara genialità. Vengo da una famiglia di attori e scrittori, e Terence era un amico di famiglia che veniva spesso a casa nostra, uno dei tanti che mi ha raccontato storie ma le sue erano le migliori, perché c'era una magia in Terence. Aveva magnifiche sopracciglia e una voce da palcoscenico... e capelli rossi. Perché sottolineo il colore dei suoi capelli? Perché l'uomo dai capelli rossi, nel mondo del mito e della storia irlandese, è l'anello di congiunzione tra questo e l'altro mondo, il mondo delle fate e dell'immaginazione e Terence è stato all'altezza della parte. Mi ha raccontato delle storie della tradizione orale,  storie universali che cambiano e si trasmutano, in modo che possano essere comprese dal loro pubblico, in questo caso, un ragazzino irlandese incontra per la prima volta miti norreni e racconti celtici.  Soprattutto Terence mi ha insegnato che le storie sono divertenti -e il divertimento è un argomento su cui tornerò, è un ingrediente vitale per tutti i bambini, ma a volte trascurato o sottovalutato.

Ascolto molto i bambini... specialmente quelli molto piccoli. Ho Tre figli, quando erano ragazzini ho ascoltato le loro conversazioni. Ho ascoltato anche il bambino sulla spiaggia che vive ancora dentro di me.

Con l'albo illustrato mi sento particolarmente a mio agio: è la forma di scrittura più sfidante. È mia convinzione, nata dall'ascolto dei bambini, che le loro paure e bisogni siano ciò che li interessa di più, e queste paure e bisogni sono comuni ai bambini di tutto il mondo.
La paura del buio.
La paura di perdere tua madre.
Tutte le paure inerenti alla domanda del parco giochi: "Posso giocare con te?"
Le paure e i bisogni dei bambini molto piccoli sono reali per loro, e per me non è mai stata un'opzione respingere queste paure e bisogni con il tradizionale lieto fine, a meno che quel lieto fine non nasca naturalmente dalla storia. Anche il più banale dei testi di libri illustrati dovrebbe essere fresco, divertente, commovente... e onesto.
L'essenza di questo approccio si riflette nel cuore del mio libro illustrato, Can't You Sleep, Little Bear?
Little Bear teme "The Dark All Around us"…. e chi non le teme? La risposta di Big Bear è portare Little Bear fuori a guardare l'oscurità, a vedere la luna e le stelle luminose e lucenti. Little Bear va a dormire tra le sue braccia e Big Bear porta Little Bear a casa. Big Bear non respinge l'oscurità né nega la legittima paura di Little Bear. Invece, mostra a Little Bear la bellezza e la meraviglia della cosa che teme. Big Bear è sempre lì a proteggerlo ciò nonostante la notte è ancora buia. Sarebbe disonesto negare l'oscurità, come se non esistesse, o iniziare a parlare del sole, che è una cosa del giorno, non della notte.

Una buona storia -e una buona traduzione- dovrebbe essere poetica, non didattica: scrivere per i bambini dovrebbe fare appello direttamente agli interessi dei bambini, non agli interessi degli adulti che scrivono per loro. Faccio questo errore quasi ogni volta che inizio una storia, e nel corso del lavoro la cambio, mentre il ragazzino sulla spiaggia prende il sopravvento. Il bambino che è in me sa che lo scintillio delle stelle è la parte importante e ha poco interesse a imparare i loro nomi…. quella fase viene dopo.

Man mano che i bambini crescono diventano più consapevoli dell'odio che può esistere nel mondo, della frequente mancanza di amore. Come scrittore,sento il bisogno di esplorare quei mondi più freddi, nelle storie per adolescenti che costituiscono il secondo filone del mio lavoro…secondo ma non secondario.
Crescendo diventa importante
affermare il senso della propria identità personale e nazionale ma è altrettanto importante che si impari a conoscere e riconoscere le differenze, altre culture,  altri popoli, altre voci, l'ignoto.

Molte delle mie storie parlano di persone che si sentono a disagio nelle proprie comunità, come accade a molto bambini, perché scoprono di non poter accettare le opinioni e i giudizi dominanti tra coloro che li circondano.
La paura e la demonizzazione dello straniero portano con sé attacchi a chi la pensa diversamente dalla tribù, dalla comunità, dalla particolare setta religiosa a cui il bambino può appartenere. Nella maggior parte delle situazioni non esiste un semplice giusto o sbagliato, eppure, quando suona il tamburo della nostra particolare nazionalità o sezione della società, il messaggio è molto chiaro: "O sei con noi o sei contro di noi." Questa è una semplicità intrisa di sangue. Nella vita irlandese, questo problema "con noi o contro di noi" si riflette principalmente nel conflitto protestante/cattolico e nell'antico rapporto dell'Irlanda con l'Inghilterra, ma in sostanza rispecchia tutti gli altri conflitti nel mondo. In Irlanda del Nord è particolarmente acuto, perché spesso gli stranieri sono i nostri vicini, le persone della porta accanto.

Come scrittore sento il dovere di affermare il diritto al dissenso.
Voglio incoraggiare i bambini più grandi a pensare con la propria testa, ad ascoltare la voce del dissenso, la voce dello straniero, non necessariamente accettare ciò che dice lo sconosciuto, ma cercare di valutarlo, misurare una voce contro un'altra e trarre le proprie conclusioni. 

E questo mi crea un altro problema: ho ascoltato le diverse voci, nel mio paese e in altri paesi. Ciò che sento spesso mi lascia prossimi alla disperazione ma non ho il diritto di condividere con bambini e ragazzi la disperazione, l'assenza di speranza.
Quando si scrive per adulti che hanno la propria esperienza del mondo su cui fare affidamento, è del tutto legittimo offrire miseria e disperazione, se è così che si vede il mondo, ma credo che non sia così quando si scrive per adolescenti. I giovani adulti non sono persone completamente formate. Le storie presentano loro un modello di un mondo adulto con cui stanno ancora facendo i conti. Se trovano totale disperazione e miseria, come fanno tanti, devono trovarla da soli. Così, per esempio, il tema del suicidio non trova posto nei miei libri. Semplicemente non è un'opzione di trama, perché l'atto del suicidio è la negazione della speranza.
Per me, trovare la speranza in una situazione è un dato di fatto. Il problema è come trovare la speranza in situazioni apparentemente senza speranza, senza snaturare quella che credo sia la verità.

Nei miei libri per adolescenti ho cercato di mostrare che l'amore esiste sempre da qualche parte, che ci sono sempre persone che rispondono a un grido di aiuto, per quanto inadeguata e inarticolata possa essere la risposta, e per quanto alte possano essere le probabilità contro di loro. Il messaggio riguarda l'umanità intera nelle sue relazioni più comuni: il legame tra le persone che deriva semplicemente dal vivere l'uno con l'altro, dall'ascoltarsi a vicenda, cercando di capire lo strano mondo dello straniero.

Vi è un terzo filone nella mia scrittura: sento la necessità di creare libri allegri, matti che facciano divertire.
Grande cosa il divertimento!
Scrivo molti libri allegri: gialli, libri di calcio, libri sui vampiri, alcuni dei quali enormemente stupidi, molti per i bambini più piccoli o per coloro che hanno difficoltà a leggere. Questi libri sono divertenti, il divertimento è molto importante per i bambini, se lo dimentichiamo perdiamo un lettore, leggere diventerà un lavoro ingrato. A chi piace un libro divertente sorgerà il desiderio di saperne di più e rimarra catturato dalla lettura come lo sono stato catturato dalla pura stupidità di Three Jolly Sausages.
Dovremmo fare tesoro e promuovere il divertimento se vogliamo avvicinare i bambini alle storie.

Una dimensione di divertimento dovrebbe nascondersi in tutti gli scritti per bambini: le idee dovrebbero rimbalzare sulla pagina.


Pagina scritta per il Progetto LupoGuida in collaborazione con Lupoguido. Mi scuso per eventuali imprecisioni ed invito chi lo desiderasse a scrivermi in privato per rettifiche ed integrazioni. Mi sono avvalsa delle fonti indicate sotto non avendo al momento ancora letto romanzi dell'autore.

Fonti: traduzioni e adattamenti da

The Hans Christian Andersen Awards 1956-2002 (2002)

Wikipedia




Contattami

I compleanni di aprile

Newsletter

cookies