A cena dalla Regina, di Rutu Modan, uscito in Israele in lingua ebraica e adesso in casa Giuntina, è proprio un libro ben fatto.

Una gran leggerezza accompagna dalla prima all'ultima pagina il lettore.

Nina, che richiama Pippi Calzelunghe sia negli atteggiamenti  che con le sue calzette spaiate, scalpita di fronte alle pressioni genitoriali per insegnarle le buone maniere che servono per... imparare a comportarsi  bene nel caso si venisse inviatati a pranzo dalla Regina.

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L'autrice ce la mette tutta per mostrare quanto poco convincenti siano le ragioni addotte dai genitori, che si limitano ad elencare innumerevoli precetti, anche fuori luogo, come nella ironica e divertente immagine che vede la madre di Nina  chiederle di indossare "almeno" un abito elegante, quando la bambina già sta salendo sull'aereo reale. Viene naturale immaginarsi il tono che accompagna le quale parole come lamentoso e cantilenante.

Paradossalmente non sarà Nina a conformarsi alla regole di corte, ma invece gli adulti ad approfittare dell'occasione per una carnevalesca parentesi trasgressiva, che ogni tanto è permesso concedersi! decreta la regina.  

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... soprattutto quando si è certi che c'è una casa, dove qualcuno ci aspetta, anche una cena. Calda! Come quella che attende Max di ritornodal suo burroscoso viaggio nel paese dove sono le cose selvagge.

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Maurice Sendak, Nel paese dei mostri selvaggi, Adelphi

La storia gioca sul tema dell'equilibrio e della regolamentazione delle norme e delle trasgressioni e lo fa in maniera vincente, donandoci qualche sorriso.

Per poter trasgredire bisogna conoscere le regole, regole che delimitano i confini di ciò che è esplorabile in sicurezza e di ciò in cui si si avventura a proprio rischio e pericolo.

Le regole non vietano soltanto ma regolamentano, sono la mappa in cui i bambini possono essere sollevati dalla responsabilità di sapere sempre cosa è giusto e cosa sbagliato, per fare quelle esperienze che porterà loro, di volta in volta, la risposta che sentiranno vera -o probabile.

Nelle regole i bambini avvertono la presenza di quella solidità e fermezza verso cui hanno diritto di tornare dopo ogni loro esplorazione e messa alla prova, in mondi reali o immaginati, luoghi selvaggi come un capanno sull'albero  o intimi come un capannino costruito sotto al tavolo da pranzo.

L'albo è la terza pubblicazione della collana  Parpar che accoglie anche: La torre di Babele, di A.S. Gadot e Cecilia Rebora e La fisarmonica di Mendel, per mano di Johanna van der Sterre e Heidi Smith Hyde.

L'idea della collana Parpar, spiega direttamente l'editore,

è nata quando ho iniziato a leggere libri per bambini con le mie figlie - bellissimi. Sono entrato in un mondo fino ad allora sconosciuto per me; o meglio, conosciuto da bambino e poi dimenticato... Ho poi pensato che nel catalogo della nostra casa editrice che copre quasi tutti gli argomenti, i libri per bambini erano completamente assenti... e così è nata Parpar che in ebraico significa "farfalla".

Chiedo a Shulim se siano rinvenibili elementi della cultura ebraica nella loro ultima uscita, mi risponde:

A cena dalla Regina, di Rutu Modan,  da un lato non ha niente di ebraico, infatti la storia di Nina è un po' la storia e il sogno di ogni bambino. Però è scritta in ebraico e nasce in Israele, dunque tra le righe (o tra le illustrazioni) respira un po' della mentalità israeliana/ebraica. E in effetti la "trasgressione" è un concetto ebraico.
Abramo nella Bibbia è chiamato "Ivrì" (da questa radice la parola ebreo).
Egli abbandona la sua famiglia e distrugge gli idoli, dopodiché attraversa un fiume (sancendo simbolicamente il distacco e l'inizio di un nuovo periodo - del monoteismo).
Attraversare in ebraico si dice "laavor" ed ha la stessa radice non solo di "ivrì", ma anche di un'altra parola: "Averà" che significa appunto "trasgressione".
Chissà che Nina non abbia nel suo DNA un pizzico di attitudine abramitica... ... o forse è semplicemente una bambina di oggi, intelligente, furbissima, ineducabile... 

 

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