Questo articolo è stato scritto dal collettivo informale transfemminista Le pupazzare, che ringrazio.

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Ci sono cose che accadono in modo felicemente accidentale, come questo articolo nato in un periodo di videochiamate e distanziamento fisico, durante il quale abbiamo scoperto Edufrog.it e un comune interesse verso nuovi modi per parlare di sessualità.

Siamo Le Pupazzare, un collettivo di costruttrici di pupazzi, di base a Milano. Tra le altre attività, organizziamo laboratori di costruzione di vulve parlanti per adulti, accompagnati dall’intervento di un’esperta per conoscere meglio il corpo e la sessualità, il tutto costruendo e divertendosi. Creare un pupazzo che può essere animato permette anche di dare voce alle vulve, così spesso occultate e silenziate. 

La ragione che ci ha portate a costruire proprio delle vulve è altrettanto fortuita: qualche anno fa alcune di noi avevano costruito una gigantesca pupazza da parata a forma di vulva, che ha riscosso un certo successo alla manifestazione dell’otto marzo. Ci è stato richiesto di riprodurla durante un festival, ma, dato il tempo e lo spazio limitati, abbiamo prodotto un prototipo in versione ridotta che ancora oggi ci accompagna. Anche noi siamo rimaste abbastanza stupite dal fatto che il laboratorio sia stato richiesto spesso in varie città e abbiamo trovato questa parziale risposta.

Ci siamo accorte che le persone sono sovente disinformate o ignoranti sul tema vulva.

Innanzitutto, perché si parla poco e male degli organi genitali femminili interni, ma soprattutto esterni. Basti pensare alla confusione fra i termini “vulva” e “vagina”. E poi, perché c'è ancora molta malizia quando si parla di sessualità e degli organi correlati anche in ambienti apparentemente di mentalità aperta. Come scrive Liv Stromquist nel suo consigliatissimo fumetto Il frutto della conoscenza:

Un aspetto strano della nostra cultura è che le componenti esterne, visibili di quella parte del corpo, raramente vengono rappresentate o descritte pubblicamente. La parola “vulva” non è nemmeno usata nel linguaggio quotidiano.

Sempre nello stesso libro, citando la psicologa Harriet Lerner, l'autrice afferma che

in questo modo la lingua cela il fatto che l'organo sessuale (femminile) abbia delle parti esterne.

Costruendo vulve di gommapiuma diventa tutto più semplice e immediato, perché comincia come un gioco, tramite il quale si è disposti a riflettere sulla vulva: che sia la propria o una di fantasia, si inizia a entrare in confidenza con la struttura della clitoride, le piccole labbra, le grandi labbra.

Durante i laboratori, le stesse e gli stessi partecipanti fanno uscire spontaneamente temi come ad esempio la diversità di ogni singola vulva e delle sue parti. Per approfondire e soddisfare questa curiosità, senza lasciarla solo nell’ambito del gioco e dell’esplorazione, abbiamo trovato molto utile collaborare di volta in volta con la pedagogista ed esperta di educazione sessuale Gisella Rossini, l’ostetrica Chiara Paoli e l’antropologa ed educatrice alla sessualità Nicoletta Landi.

Ovviamente, essendo una pupazza, nessuna vulva parlante riesce a essere anatomicamente realistica.
A sdrammatizzare e a rendere più leggero il confronto con la vulva è proprio il fatto che si tratta di un personaggio con tanto di occhi, peli-capelli bizzarri e altri accessori come piume, lustrini e paillette. Un pupazzo animabile a cui si dà un nome e si trova una voce, a cui si faranno cantare canzoni, urlare slogan di protesta o inventare delle piccole storie. Si crea così un’ironica e paradossale forma di autodeterminazione. 

Spesso quando si parla di pupazzi si pensa erroneamente solo alle marionette o ai burattini, che storicamente solo di recente sono stati relegati al mondo dell'infanzia. Ci piace pensare invece che anche gli adulti possano tornare a giocare, sperimentare, colorare, immaginare e sporcarsi. E insieme riflettere sul proprio corpo.

Al laboratorio di costruzione di vulve parlanti alterniamo anche altri laboratori per la costruzione di grandi pupazzi da manifestazione e uno spettacolo tra il satirico e il demenziale, intitolato Queerionette.
Come tante altre realtà, siamo in un momento di pausa forzata. Cercheremo presto di attrezzarci con delle istruzioni per costruire vulve in materiali più ecosostenibili e reperibili in quarantena, oltre a interrogarci su come allargare la costruzione ad altre tipologie di genitali.

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Presto, molto presto, tornerò sul tema clitoride, per un'educazione che guarda alla persona -e alla donna- nella sua interezza, chiamando le cose con il loro nome.

Per chi volesse approfondire, organizzo anche online i consueti corsi e dialoghi di Amorevolissimevolmente.

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