Ninamasina

La fotografia è una forma di arte applicata che spesso si rende accessibile al pubblico attraverso libri che si apprezzano pur non comprendendo quanto e quale lavoro preceda lo scatto. Oggi presento alcuni di questi libri, i cui personaggi e le ambientazioni implicano un lavoro preparatorio molto accurato, a partire dalla realizzazione materiale dei soggetti.

Ninamasina  ha illustrato le parole di Davide Calì  utilizzando la fotografia per una bellissima storia mai pubblicata in Italia, quella del bassotto Arturo (Bruaà, 2012): continuo a sperare che qualche editore italiano lo aggiunga al suo catalogo: è poetico, commovente, molto avvolgente.
Un libro per bambini? Adulti?
Un libro ben fatto, capace di parlare a chi vi si accosta con animo aperto.
Il personaggio ha le sembianze di un bassotto di pezza che si muove in una città a misura umana, qui la sua forza e originalità.

Sono infatti numerosi nel centro-nord Europa libri per l'infanzia e per adulti che ruotano intorno a pupazzi, modellini, e figure tridimensionali ritratti fotograficamente, ma generalmente i personaggi sono parte di un set che ricrea ambientazioni entro i quali si muovono in continuità. Ciò contribuisce a ricreare quella dimensione fantastica legata ai giochi di finzione che da sempre si animano attraverso mondi in miniatura: piccole case di bambole, vascelli, castelli, circhi, con pupazzetti e mobili di legno, ceramica, lana cotta, o playmobil e lego, in tempi meno lontani.

Trovo interessanti i libri cartonati della francese Odile Bailloeul con personaggi e ambientazioni tridimensionali che vengno poi fotografati da Claire Curt per trasferire -nell'arco di 9 doppie pagine, oltre a prima e quarta di copertina che le contestualizzano- le piccole storie. I suoi lavori sono edito da La joie de Lire.

Per l'artista americano Mark Hogancamp, che aveva perso la memoria a seguito di un pestaggio, funse da terapia riabilitativa la pratica di riscostruire nel proprio giardino un villaggio di nome Marwen abitato da bambole e scenografie in costume, ambientati nella seconda guerra mondiale: qui fotografava scena di avventure di guerra, talvolta con riferimenti autobiografici; sul suo lavoro è stato girato nel 2015 un documentario e nel 2019 il film Benvenuti a Marwen. 

Tutt'altre atmosfere si incontrano invece nell'arte di Paolo Ventura, affermato fotografo di moda che nel 2006 decide di cambiar vita e muovendosi alla volta di New York in cerca di gallerie interessate a racconti fotografici: lui dichiara di essere arrivato nel posto giusto al momento giusto poichè la fotografia italiana era assente dal mondo delle gallerie e della cultura newyorkese, così il suo progetto si è fatto facilmente strada. Ne potete ammirare qui le opere di cui Armani Silos ha ricostruito l'evoluzione creativa attraverso la splendida mostra  Racconti immaginari che ospitava, tra l'altro, una video-intervista in cui si svela il lavoro dietro le quinte, a partire dalla progettazione, la ricerca di abiti, utensili, arredi, alla realizzazione dei modellini in scala e i fondali, gli autoscatti, talvolta in coppia con il figlio, la moglie e il fratello gemello, con i quali va a costruire, fotogramma per fotogramma, le sue storie.

Prima degli scatti che lo vedono protagonista, Ventura si trucca il volto con uno strato corposo di mascherone per ridurre il contrasto con lo sfondo, ciò contribuisce a ricreare una condizione scenica atemporale ove si sviluppano storie del possibile senza ancoraggi alla realtà.

Tra i suoi libri segnalo due titoli: Racconti brevi (Postcart Edizioni, 2016) dove circa sessanta immagini compongono dodici storie brevi realizzate come si faceva negli studi fotografici degli inizi del Novecento: è con queste sequenze che prendono corpo le vicende di lanciatori di coltelli, maghi, giocolieri, soldati al fronte, cacciatori e bambini. In prefazione Ventura racconta

Ho fotografato storie di guerra, magia, abbandono, e piano piano, inconsapevolmente, mi sono trovato a rifare quello che facevo da ragazzo in quel luogo, nascondermi nei miei mondi immaginari e inventare storie.

La prima volta che ho incontrato il suo lavoro è stato attraverso un sedicesimo di Corraini.

Altro libro che annovero tra quelli più preziosi per me L'AUTOMA (Peliti associati, 2011), la storia di un uomo che negli anni quaranta vive nel ghetto di Venezia e per tenersi compagnia costruisce un automa, Nino, di cui poi si disferà per salvarlo dallo scempio delle retate naziste.

Per chi desiderasse approfondire, qui Paolo Ventura si racconta a Manuela De Leonardis e nel video a Giuseppe Toscano

Finisco questa carrellata con alcune immagini tratte da The Bath Fairy (Corea, 2013) della coerana Heena BAEK  dove personaggi e ambienti ci conducono in una giornata di bagni, raffreddori e conversazioni.

Quest'ultimo libro è disponibile presso il Fondo di libri fotografici per bambini e ragazzi della Biblioteca della Provincia autonoma di Trento

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