Ciccì Coccò

Nel 1966 il tedesco Hans Limmer e l’amico svedese Lennart Osbeck realizzarono un libro a quattro mani: il primo scrisse i testi mentre Osbeck curò la narrazione fotografica.
L'idea prese corpo quando la famiglia Limmer trovò un asinello e decise di adottarlo: il nuovo membro della famiglia divenne compagno di giochi della figlia di Hans, Paulina, che all'epoca aveva due anni.
La storia racconta di loro come la bambina e il suo amico asinello trascorrono il tempo girellando insieme su una piccola isola greca.
Il libro fu pubblicato in Germania nel 1968, con il titolo Mein Esel Benjamin (Il mio asinello Beniamino): tradotto in varie lingue, ha venduto oltre due milioni di copie in tutto il mondo.

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 Mein Esel Benjamin

Due anni più tardi Hans Limmer collaborò con David Crossley alla realizzazione di Paulinchen: Die Geschichte von einem Glücksschwein, das beinahe Pech gehabt hätte (Paolina: la storia di un maialino fortunato che ha quasi rischiato una sventura) un libro che mette nuovamente in scena il ritrovamento, da parte di Pauline, di un animale, questa volta un porcellino, che però viene reclamato indietro dal legittimo proprietario.

Segue poi Mein Känguru Fanny (Il mio canguro Fanny) dove, con le foto di Lies Wiegman, si raccontano le vicende di un bambino che una mattina porta con sé a scuola, e poi casa, un piccolo canguro che vive nel vicino zoo.

Mein Esel Benjamin, Paulinchen: Die Geschichte von einem Glücksschwein, das beinahe Pech gehabt hätte, Mein Känguru Fanny

Siamo in presenza di piccole storie cha hanno tuttavia uno sviluppo coinvolgente, raccontate visivamente con fotografie capaci di favorire l'immedesimazione e al contempo aprire al fantastico: nella loro semplicità sprigionano i sogni dell'infanzia, animati spesso dal desiderio di coltivare un'amicizia profonda con un animale, tra la quotidianità domestica e quella che si sviluppa  fuori casa.

Che molti anni si siano assommati da allora lo si nota anche dalla rappresentazione della corporeità dell'infanzia, parlandone con  Roberta Opassi, curatrice del Fondo trentino, mi poneva la domanda: quanti editori, oggi, avrebbero il coraggio di pubblicare immagini in cui si vedono le mutandine della protagonista?

I libri fotografici sono una cartina di tornasole potente: le immagini restituiscono con evidenza l’idea di decenza e desiderabilità che una società coltiva.

 

Ciccì Coccò, Bruno Munari ed Enzo Arnone

Del 1982 Ciccì Coccò, ancora oggi uno dei più interessanti libri fotografici per la prima infanzia (oggi in catalogo Corraini) è un piccolo libro delizioso nell'accezione più piena e nobile del termine, capace come è di sprigionare un vivace piacere.
Bruno Munari va ad aggiungere testi alle fotografie scattate da Enzo Arnone, perlopiù in Inghilterra, tra il 1974 e i 1981.
Le foto ritraggono bambini e bambini in numerosi momenti della giornata: esse vanno fermando il movimento, la curiosità, la concentrazione, il gioco, cogliendo i guizzi negli occhi, la prossimità tra i bambini e la complicità che l'adulto può solo constatare, accostandovisi in punto di piedi, discretamente.
Le parole di Munari aggiungono sonorità, giochi linguistici, un'alternanza di sguardi e voci che si muovo tra infanzia e adultità sfumando i contorni, talvolta.
Il ribaltamento di prospettiva più sorprendente è certamente quello in cui un pennuto, osservandone un altro animale, umano in questo caso, si interroga:

forse quel bambino
dice la gallina
farà un uovo domattina

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Ciccì Coccò

Per esprimere la ricchezza di questo libro sembrano perfette le parole scritte in quarta di copertina di un altro libro fotografico i bambini che belle persone! (red 1995) rivolto agli adulti questa volta, ma ben godibile anche dai bambini per la qualità e ricchezza delle fotografie: curato da Lia De Pra Cavalleri e Grazia Honegger Fresco per il Centro Nascita Montessori, vi si legge

Questo libro è un invito a guardare il mondo dell'infanzia con occhi diversi, ad osservare il bambino nella sua  dignità di persona sensibile e sempre attiva.
Le fotografie, nella loro semplicità e immediatezza di lettura, ci fanno riflettere su situazioni quotidiane che i nostri occhi distratti non vedono più: la straordinaria espressività dei bambini, le loro azioni mai banali, mai superflue...

Le fotografie sono accompagnate da parole di Maria Montessori che invitano a rispettare i segreti dell'infanzia alloggiati nel centro di ciascun bambino e bambina:

Il centro appartiene all'individuo stesso: non dobbiamo preoccuparci di ciò che avviene al centro.
Invece la periferia, che pone l'individuo in contatto con il mondo esterno attraverso i sensi e vi risponde con i movimenti, questa sì che è accessibile. La periferia la possiamo raggiungere; vediamo il bambino reagire ed esprimersi al mondo esterno attraverso le sue attività. Questo lo vediamo, dunque basiamoci su questo.

i bambini che belle persone!, Centro Nascita Montessori

Tutt'altro sapore hanno le interpretazioni di due fiabe tradizionali condotte in area svizzera la prima (in casa Reich Luzern, 1981) e in quella francese la seconda (La Joie par les Livres, 1983): in entrambi i casi le fotografie sono utlizzate per attualizzare storie universali ed eterne quali Cenerentola e Cappuccetto Rosso.

Aschenpummel, Sigrun Asshauer

Sigrun Asshauer ci trascina letteralmente dentro alla sua Cenerentola (Aschenpummel) con un inizio dinamico e frizzante: ci mostra dei biglietti scritti a mano, su quaderni di scuola, da due compagne durante la lezione: in alto, sulla destra del primo si legge la nota per i compagni che separano Beate da Monika, soprannominata Kruemel: fate passare!

Sotto il messaggio per lei: devo raccontarti una cosa, hai tempo dopo la scuola?

La risposta è volta ad amplificare la dimensione avventurosa: impazienza e coordinate dell'appuntamento vibrano per la voglia di incontrarsi. Siamo già dentro la storia che vede una vecchia bambola rifiorire per le cure che riceve! 

La forza del libro si gioca sul dialogo tra testo e fotografie, mentre la grafica concorre ben poco a rilanciare o mettere in dubbio gli avvenimenti: scritto in un carattere dalla dimensione piuttosto grande e pulito, si rivolge a lettori ancora un po' acerbi che muovo primi passi nelle prime storie medio-lunghe.

Le Petit Chaperon Rouge,  Sarah Moon

Del lavoro di Sarah Moon, scrive Roberta Zanutto (Icona Sintetica) 

Le sue immagini sono pervase dall’inaspettato, da un senso di mistero e di imprevisto. Spesso fuori fuoco e minimali, le sue fotografie raccontano di un tempo sospeso, narrano una storia che si presta all’interpretazione adeguata alla sensibilità di ogni spettatore.

I suoi set sono spesso onirici, si potrebbe dire teatrali, i cieli sono inchiostrati e diluiti, le figure vive si alternano a manichini. Il suo gusto per il dettaglio è prepotente, anche le sfocature o le inquadrature, se anche decentrate, riportano sempre l’attenzione sul dettaglio che costruisce e svela la fotografia. La sua è una scrittura fotografica seducente, aggraziata e sfuggente.

Sebbene abbia ottenuto un grande successo di critica, anche alla Bologna Children's Book Fair, questo libro non è mai divenuto popolare: le ambivalenze che mette in scena, la rappresentazione della sensulità infantile, il tema dell'abuso reso così esplicitamente attraverso l'immagine di un letto sfatto, hanno ostacolato una maggior diffusione.

Ringrazio il Fondo di libri fotografici per bambini e ragazzi della Biblioteca della Provincia autonoma di Trento per avermi permesso di consultare i libri e per avermi orientata all'interno del ricco patrimonio, il Fondo Sergio Silva per la possibilità di accedere ai testi e per le attività del circolo di studi, il Centro Nascita Montessori per la condivisione e il confronto che si rinnova senza soluzione di continuità da venticinque anni.

 

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