giocare con la sabbia

non si diventa mai troppo grandi per farlo

Se osserviamo i bambini giocare con la sabbia, indisturbati da richieste e suggerimenti degli adulti, rimaniamo profondamente colpiti dalla profonda concentrazione: mente e corpo sono tutt'uno.
Gli occhi sono puntati sull’oggetto che utilizzano.
Mano, braccio, busto, gambe diventano una cosa sola con il loro fare: una sequenza di micromovimenti, bilanciamenti e gesti si librano in un ambiente silenzioso. Ognuno assorto nel proprio fare.

Questa scena si rinnova ad ogni occasione in cui predisponiamo il gioco con la sabbia, i bambini sono assorti, ognuno nel suo gioco -libero e personale- tendono a riproporre alcuni gesti, sempre gli stessi, indipendentemente dall’altitudine della terra in cui vive, seppur in sequenze e durata diverse. Giocano per il piacere di farlo, immersi pienamente nella dimensione del loro essere lì.

Questo vuole essere il gioco con la sabbia: uno spazio semplice, facilmente replicabile, eppure straordinariamente potente; un luogo in cui desiderio di riempire, svuotare, setacciare, raccogliere, svuotare\riempire, trasportare\spostare, lasciare impronte, livellare.

Vi sono molti modi di giocare con la sabbia: Paola Tonelli ha attinto all'esperienza della psicanalista Dora Kalff per trasferirla in ambito educativo, facendola approdare a numerosi nidi e scuole dell'infanzia.  Il gioco con la sabbia su cui imposto la mia ricerca fa riferimento a 
Ute Strub , la persona che ha creato a Berlino lo spazio gioco Strandgut; è con lei che mi sono formata, proseguendo poi una ricerca che per molti anni mi ha visto sperimentare, con Alice Gregori e Caterina Leali, come proporla anche ad adolescenti, adulti e persone anziane nei più disparati contesti, sia in luoghi semipermanenti, sia in contesti estemporanei e molti affolati come il Festival Family Care, dove è sempre stata l'attività più apprezzata. 

Ute Strub del resto, ha ideato il gioco con la sabbia per le persone anziane, adulte e adolescenti: non era previsto l'arrivo di bambini e bambine, che dai nidi poco distanti sono arrivati spontaneamente, determinando un cambiamento inatteso.

La ricerca

Rispettare il gioco libero, impartendo pocchissime regole, (non si lancia la sabbia negli occhi, non la porta al di fuori degli spazi definiti) offre un raro piacere a chi ci gioca e diviene raffinata palestra per allenare gli sguardi degli adulti, che spesso sono troppo interessati a verificare se i bambini hanno “già” imparato a fare qualcuno piuttosto che a interrogarsi su cosa stiano facendo.

In questi anni ho raccolte abbiamo elementi sufficienti per poter affermare che i bambini, se lasciati liberi di giocare indisturbati, ripetono ciò che quotidianamente vedono fare in cucina o ciò che viene vietato loro. Un’azione li accomuna indipendentemente dall’età: riempiono un bicchiere di sabbia fino all’orlo, fino a farne montagne, poi, con la mano la livellano al bordo e lo offrono alla madre.
Gli adulti invece tendono a ricreare movimenti inscritti nella loro biografia, a creare paesaggi con elementi naturali, ad accarezzare e setacciare, svuotare, riempire.

Un aspetto che rende speciale questo gioco è dettato dal fatto che la sabbia può cadere a terra: quando un bambino raccoglie la sabbia con le mani a coppa e la osserva mentre va a terra, la sua soddisfazione è palpabile; questo vale sia che il gioco si svolga all’aperto sia che venga fatto al chiuso: noi siamo là per accogliere questo desiderio intimo e universale, che si ripete quasi ogni volta. 

Il contatto, la vista, il suono della sabbia favoriscono il rilassamento del tono muscolare, il respiro rallenta, i movimenti veloci e meccanici divengono fluidi e armoniosi e ogni bambino può scegliere se voler ritrovare un’esperienza conosciuta o vivere un’esperienza diversa, ogni volta. 

Nel gioco con la sabbia bambini e bambine investono tutte le loro componenti: usano ogni millimetro del corpo per spostarsi, per manovrare gli oggetti, per testare la sabbia con mani, con i piedi, con le braccia, o le ginocchia; studiano, indagano, fanno ricerche scientifiche ed esperimenti, compiono operazioni complesse, travasi, colature, passaggi. Vivono in autonomamente le loro emozioni, si stupiscono, divertono e riempiono di piacere continuo. Decidono cosa fare, come farlo, quando iniziare e quando finire, se rimanere a osservare cascate di sabbia colare da un imbuto, tenuto da qualcuno, o se raccogliere con un cucchiaino piccolissimo dei secchi di sabbia.
 

Facendo tesoro di questo patrimonio di sapere, per diversi anni abbaimo creato situazioni di gioco per bambini e bambine, invitando i genitori a non interferire, ma piuttosto rimanendo ad osservare: l'idea era offrire un tempo fine a se stesso, una pura esperienza di benessere

Quando allestiamo uno spazio sabbia in contesti a frequenza intensa, e ci rivolgiamo quindi a persone che non conoscono la nostra proposta, investiamo molte energie per salvaguardare la “preziosità del gioco” curando meticolosamente l’ambiente con un continuo riordino, limitando gli accessi: permettiamo a ciascuno di trattenersi per tutto il tempo desiderato, difendendo il piacere del fare in un tempo disteso senza l’obbligo di interrompere per lasciar spazio a qualcun altro.

Ciò che colpisce è lo scarto tra la velocità dei bambini nel capire cosa possono fare (giocare liberamente con ciò che desiderano, dove desiderano, come desiderano, per tutto il tempo che vogliono), cosa non possono fare (lanciare in aria la sabbia, lanciarla addosso ad altre persone, sottrarre un oggetto a un bambino che lo sta usando) e la difficoltà dell’adulto a tenersi sullo sfondo, limitandosi a guardare cosa accade, come accade.

La proposta formativa

Dopo tanta ricerca, abbiamo messo a punto un seminario articolato in tre momenti, che portaimo avanti in diversi contesti.
Per saperne di più leggere qui.  

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