Shapes and things  è un’icona tra i libri in bianco e nero espressamente concepiti per il piacere dei bambini. 

La sua autrice, Tana Hoban, grafica e fotografa pluripremiata, aveva all’attivo numerose collaborazioni con prestigiose riviste, tra cui Life, Look, McCall's, e alcune sue opere erano esposte nella permanente del Museum of Modern art quando, nel 1970, si cimentò con questo suo primo libro per l’infanzia, a cui ne seguirono circa centodieci tra fotografici e grafici.

Shapes and things è un libro sui generis: scattato senza macchina bensì appoggiando vari oggetti direttamente su una carta fotografica all’interno di una camera oscura, sfruttando l’esposizione alla luce. 

Questa tecnica era stata scoperta per caso da Man Ray che nel 1921 documentò come accadde:

Un foglio di carta sensibile intatto, finito inavvertitamente tra quelli già esposti, era stato sottoposto al bagno di sviluppo. Mentre aspettavo invano che comparisse un’immagine, con un gesto meccanico poggiai un piccolo imbuto di vetro, il bicchiere graduato e il termometro nella bacinella sopra la carta bagnata. Accesi la luce; sotto i miei occhi cominciò a formarsi un’immagine: non una semplice silhouette degli oggetti, ma un’immagine deformata e rifratta dal vetro, a seconda che gli oggetti fossero più o meno a contatto con la carta, mentre la parte direttamente esposta alla luce spiccava come in rilievo sul fondo nero. 

Fu così che nel 1938 comparve la voce rayografia nel dizionario del surrealismo:

 Fotografia ottenuta per semplice interposizione dell'oggetto fra la carta sensibile e la fonte luminosa.

Man Ray perfezionò la tecnica accostando oggetti opachi, traslucidi o trasparenti, giocando sulla distanza degli oggetti dalla carta e sulla direzione della sorgente di luce, spostata attorno all’oggetto, (...). Il negativo diviene per Man Ray  la base di  incessanti maltrattamenti creativi: deformazioni, inversioni, reticolazioni, sovrimpressioni e solarizzazioni. (Giuseppe Santagata)

Così come Man Ray aveva giocato con il quotidiano, esplorando quali effetti visivi si creassero esponendo oggetti con diverse qualità materiali a diverse fonti di luce,

Tana Hoban ha inteso accostare in Shapes and things forme, materiali e dimensioni giocando con le diverse qualità di traslucenza e opacità.

Fin dalla copertina invita a guardare qualunque elemento con sguardo aperto e curioso, tanti gli oggetti quotidiani che fanno parte della vita ordinaria: chiavi, martello, bottone, girandole, trombetta, mollette da scrivania, farfalla, financo una piccola tartaruga che, per forma e dimensioni mi ricorda la scatolina argentata tanto diffusa in baviera negli anni ‘70 con cui si portava in tavola, per il caffè, il dolcificante in pasticche, di cui servirsi attraverso le pinzette che sporgevano dal carapace laddove ci saremmo aspettati la coda.

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Shapes and things e Black and White

La Hoban ci restituisce la pervasività del mondo materiale nelle nostre vite, materia che assimiliamo sia come immaginario che letteralmente, come nel caso di quelle lettere e numeri di pasta che troviamo impressa fin dai risguardi del libro e che da anni fanno la gioia di tante minestrine in brodo.

Seguiamo la Hoban in una dimensione domestica fatta di forme, giocattoli, elementi animali e vegetali, oggetti di uso comune di cui i bambini, alla quale si rivolgeva, potevano avere esperienza nel quotidiano, e che nel libro riscoprono con sembianze inedite, generative di nuovi sguardi, e giochi.

Il suo progetto ebbe un’evoluzione verso la trasposizione grafica del contrasto negativo e positivo secondo quelle modalità che oggi siamo abituati a incontrare nelle carte, nei libri  cartonati e nelle diverse varianti in stoffa realizzate appositamente per catturare l’attenzione dei neonati, quando l’occhio è attratto da forme e contrasti vividi: Black on White e White on Black furono molto apprezzati. Seguì poi Black & White Board Book e varie ibridazioni, tra cui la più interessante, tra quelle in circolazione mi sembra che Black and White - in buona misura anche per il formato a leporello che consente al bambino di goderne dalla posizione che più gli è naturale, quella supina, con la possibilità di incrociare una delle 14 immagini riprese dai celebri best-seller, che hanno venduto più di un milione di copie.

Dal lavoro di Tana Hoban a quello di  Katsumi Komagata, il passo è breve: l’erede nipponico di Bruno Munari, come lui stesso si definisce, sviluppa libri inclusivi per eccellenza poichè nel progettarli adotta la prospettiva di una persona ipovedente o di un bambino che si serve di tutti i suoi sensi per esplorare il mondo circostante: nel 2002 Komagata fu invitato a collaborare con il Musee national d’art moderne del Centre Pompidou di Parigi per progettare e realizzare libri per bambini ipovedenti, che si sono rivelati poi di estremo interesse per tutti, indipendentemente dalla presenza di limitazioni visive.

Sensibilità e saggezza accompagnano i progetti di Komagata:

Per i neonati e i bambini piccoli,  la comunicazione con i genitori e con i membri della famiglia è più importante di qualsiasi altra cosa per il loro sviluppo. Man  mano che crescono,  giorno dopo giorno, i bambini si imbattono in alcune questioni e attraverso il gioco e la parola con i loro genitori ne scoprono le risposte. Le  immagini toniche che vedete sono state create come delle chiavi per favorire questa comunicazione vitale.  Se vi accontentate di dare ai bambini delle risposte stereotipate,  rimarranno privati di un certo sentimento di meraviglia e anche della gioia della scoperta. Le  vere chiavi risiedono nelle vostre parole.  Little Eyes  è una collezione destinata ai bambini fin dalla loro nascita:  grazie al mondo dato dai colori e dalle forme,  incontreranno molti “?”  e svilupperanno la propria sensibilità nel gioco.
(Komagata, lazy dog, 2019)

Era padre da tre mesi Komagata quando, osservando pieno d’amore la figlia, fu testimone di come essa partecipasse con tutto il corpo all’eccitazione di ciò che era mediato dai suoi familiari: nacque così, tra il 1990 e il  1992, Little Eyes, un percorso in 10  piccoli libri  (delle dimensioni di 13x13 centimetri ciascuno) che sviluppano 4 nuclei tematici: Guardare, sentire, giocare; Giocare e apprendere; Dispiegare; Muovere e guardare.

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Komagata e First Look, Little Eyes

Komagata si propone di coltivare il piacere sprigionato da una relazione con i propri cari intorno a un oggetto presentato attraverso i gesti e le parole degli adulti dapprima, e autonomamente poi. In entrambi i casi il formato a trittico determina una lettura in almeno tre tempi, che possono moltiplicarsi tra le piccole mani che li aprono e richiudono secondo desiderio. Il piacere viene coltivato, dunque,  attraverso figure plastiche che mutano in base all’intervento di chi stabilisce turni di comparsa e scomparsa.

Komagata introduce una tassonomia che parte da ciò che il bambino conosce per allargare sempre più il raggio d’azione, tanto nelle forme (cerchio, quadrato, triangolo, ...) quanto nel colore (usa solo il contrasto bianco\nero nel primo volume, introducendo il colore successivamente) con un dispiegarsi narrativo in crescendo, a partire dalla figura universale per eccellenza, quella che più di ogni altra ricorda il capezzolo nero materno da cui ogni neonato è naturalmente attratto: un cerchio nero, poichè -spiega lo stesso autore

Questa forma simbolizza allo stesso tempo la fiducia fra la madre e il suo bambino, come se l'immagine scura fosse un messaggio a lui destinato. (Komagata, lazy dog, 2019)

Utilizzate Queste carte con gioia:  raccontate i cerchi,  i quadrati o i triangoli e aggiungete il vostro amore concedendo anche a voi il tempo necessario, poiché questa piccola anima che scopre il mondo talvolta sonnecchia. Verificate l'attenzione del vostro bambino e state attenti alle sue piccole reazioni:  tutto questo darà gioia a entrambi. I suoi piccoli occhi,  che non sono che la metà dei vostri,  osservano senza sosta. (Komagata, lazy dog, 2019)

Oggi sono in commercio molti libri che si ispirano a questi lavori, sovente introducono elementi che vanno ad arricchire la struttura, o introducendo altri colori (generalmente rosso, giallo, blu), o delle forature che attingono alla lezione di Bruno Munari, sviluppata su cartone da La Coccinella,  oppure ancora introducendo protostorie, come provò a fare Lapis edizioni con la collana I libri del tato che si è fermò al secondo volume.

La casa editrice polacca widnokrag è specializzata in primi  libri cartonati che nascono espressamente con funzione terapeutica per far allenare bambini e bambine ipovedenti; molto interessanti in questo catalogo le pubblicazioni che si rivolgono a lettori e lettrici poco più grandi mettendo in scena una quotidianità pronta per essere nominata e indicata con piccole dita: Dwa, trzy, cztery. wsplne spacery.

Vi sono alcuni aspetti ai quali prestare attenzione se si scelgono libri a contrasto bianco\nero con l’idea di farli incontrare a neonati: talvolta la gradevolezza estetica non risponde propriamente alla capacità di discriminazione percettiva dei bambini, oppure il peso determinano da un numero sproporzionato di pagine rende di fatto poco gestibile il libro, soprattutto nell’ottica di proporlo aperto vicino al volto. 

Alla buona riuscita di un libro per piccolissimi concorrono vari aspetti che nel loro insieme devono sortire una coerenza tra forma e contenuto: su questo tema tornerò spesso nel prossimo periodo, in maniera spiraliforme, visto l'interesse che sta suscitando, anche in seguito all'introduzione di una categoria, quella dei toddler, presentata nel corso della Bologna Children's book Fair,  l’evento più importante a livello mondiale per lo scambio dei diritti editoriali nonché appuntamento  di riferimento per chi lavora nel campo dell’editoria e dei contenuti dedicati a bambini e ragazzi.

 

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