Liv Strömquist è una delle più note fumettiste svedesi. È anche popolare come dj e, conduttrice radiofonica.
Attivista politica, femminista,  il focus del suo lavoro è esplicitare alcune dinamiche di potere ed ingiustizie intorno ai quali si sono modellate le società con il dipanarsi della storia: i  suoi fumetti sono veri e propri saggi  realizzati in chiave satirica e popolare; ogni argomentanzione è documentata  con meticolosità.
Nel 2016 ha conseguito un dottorato honoris causa dalla Malmö University. 
Nel 2013 ha disegnato per la band The Knife la copertina dell'album Shaking the Habitual e un fumetto per il sito web della band che raffigurava la disuguaglianza di reddito in modo satirico.
Vive a Malmö.
In Italia è pubblicata dalla casa editrice indipendente Fandango – che ha in catalogo quattro titoli: La rosa più rossa si schiude (2020); Il frutto della conoscenza (2019), I’m every Woman (2019) e I sentimenti del principe Carlo (2018).
Tutti i libri sono tradotti da Samanta K. Milton Knowles.

In questo momento non trovo il tempo per scrivere del lavoro Liv Strömquist, una delle voci più acute, divertenti e libere tra quelle che conosco, sento tuttavia l'urgenza di segnalarne il lavoro, per questo attingo direttamente alle quarte di copertina, al sito dell'editore e segnalo un'intervista già disponibile in rete, proponendovi un mix-max di voci e sguardi per invogliarvi a leggerla.

Non sottovalutatela, è una potenza vera!

La rosa più rossa si schiude è l'ultima uscita.

Come mai Leonardo Di Caprio ha avuto relazioni con fantastiche modelle senza mai innamorarsi di nessuna di loro?
Questo punto di partenza conduce la graffiante autrice e fumettista Liv Strömquist alla seguente ipotesi: innamorarsi è sempre più raro. Siamo un po’ tutti, in fondo, dei Leonardo DiCaprio. Perché?
Liv Strömquist ci illustra con l’immagine e con la parola, e con sagace ironia, le principali teorie avanzate dai numerosi psicologi, sociologi e filosofi che hanno riflettuto sul tema: colpa del nostro estremo narcisismo; delle nostre infinite scelte razionali; del nostro distacco emotivo (ormai non più soltanto maschile) che porta al nostro bisogno imprescindibile di autonomia, al voler a ogni costo sfuggire dalla sofferenza delle relazioni amorose.
Per illustrare queste teorie che conducono tutte, secondo lei, al disfacimento o addirittura all’estinzione dell’amore, Liv Strömquist mette in scena in una brillante e colorata rappresentazione teatrale una folla di personaggi d’ogni tempo, da Socrate a Samantha di Sex and the City, dal Piccolo Principe a Beyoncé, da Teseo a Marsilio Ficino, fino alla poetessa americana Hilda Doolittle, autrice della poesia La rosa più rossa si schiude.
Eccoci dunque di fronte al formidabile condensato dei nostri spesso contraddittori comportamenti e dei nostri inesauribili dubbi sul discorso amoroso: pene d’amore, slanci, impegno o fuga, palpiti, tradimenti e amori multipli… tutti temi scandagliati con intelligenza e umorismo. Una vera e propria guida negli affari di cuore.

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La rosa più rossa si schiude
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La rosa più rossa si schiude

Il frutto della conoscenza è un’analisi documentatissima sui genitali femminili a fumetti e non è soltanto molto istruttiva ma estremamente divertente.
In un mosaico colorato fatto da antichi greci, donne preistoriche, Sigmund Freud, la Bella Addormentata, divinità indiane, libri di biologia e Stig Larsson, Liv Strömquist mette insieme la fotografia di quella parte del corpo femminile che Gustave Courbet ha chiamato L’Origine del mondo, svelando secoli di repressione sessuale e abbattendo tutti i pregiudizi.
Attraverso un’analisi accurata e intelligente, confronti non convenzionali ma molto riusciti, insieme a un’altissima dose di ironia caustica, Strömquist disegna la percezione sociale dell’organo femminile attraverso la storia e i devastanti effetti di tutte quelle teorie che hanno influenzato la sessualità femminile.

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Il frutto della conoscenza
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Il frutto della conoscenza

I sentimenti del principe Carlo: durante una conferenza stampa dopo il suo fidanzamento con Diana, chiesero al principe Carlo se fosse innamorato. Dopo qualche esitazione, rispose: “Sì… qualunque sia il significato della parola amore”.
“Che cos’è l’amore?” Partendo dal presupposto che i problemi di cuore non sono affatto prerogativa di cantanti, star e teste coronate, Liv Strömquist riflette sui perché e sui come delle relazioni amorose. Carlo e Diana (e un incrocio di filosofi, cantanti, scrittori e i politici che popolano le pagine del fumetto) si sovrappongono a fatti e situazioni reali della nostra vita quotidiana. In modo metodico e intelligente, Liv Strömquist dimostra che, in amore, i ruoli e i comportamenti di ciascuno non dipendono da una qualche natura umana immutabile. Raccontando la storia della nostra società attraverso i rapporti d’amore, l’autrice ci invita a guardare le relazioni in modo più libero e spregiudicato svelando i limiti e le storture di un sistema eteronormativo e sessista. Dopo aver letto I sentimenti del principe Carlo, certamente ci sarà un po’ più chiaro il perché Carlo abbia lasciato Diana o perché Whitney Houston abbia perso la testa per un tipaccio come Bobby Brown ma, cosa più importante, non guarderemo più la nostra vita di coppia nello stesso modo. Saggio in forma di fumetto rigoroso e documentato, I sentimenti del principe Carlo è innanzitutto un’arringa appassionata per l’autodeterminazione e la liberazione dei corpi e delle coscienze. Col suo umorismo brillante e salvifico, il libro di Liv Strömquist spicca per la sua eccezionale vitalità e – grazie al suo tratto apparentemente naïf – raggiunge una singolare freschezza che ne rafforza le tesi.

I’m every woman Ripensando a questo lavoro, sarcastico e irriverente, composto a soli vent’anni, Liv Strömquist – che oggi ne ha quaranta – afferma che da giovani si è più diretti e più punk, si dice tutto quello che si pensa fregandosene delle conseguenze.
Ed è probabilmente così che si è formata, da fumettista autodidatta, scrivendo storie per sé e per le sue amiche senza censurarsi.
L’interesse per le questioni di genere è iniziato già da adolescente, quando si è accorta che per ragioni culturali le donne tendono sempre a seguire gli uomini, ad accompagnarli passivamente.
I’m every woman nasce proprio dalla riflessione sul famoso detto secondo cui dietro ogni grande uomo ci sarebbe sempre una grande donna, che rimane però relegata nell’ombra. Così, mordace e sfrontata, la giovane Liv inizia una ricerca in cui passa in rassegna testi storici, filosofici e sociologici, miti, testi sacri e serie televisive. In testa alla classifica degli orrori troviamo dei veri e propri big: Edvard Munch, Jackson Pollock e Elvis Presley.
Quest’ultimo pare tenesse praticamente prigioniera la sua giovanissima moglie narcotizzata. Strömquist non tralascia nemmeno i Barbapapà: perché il papà può essere un obeso, rosa e molliccio ammasso informe, mentre la madre deve essere giovane e sexy?

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I’m every woman

Nei prossimi appuntamenti di Amorevolissimevolmente tornerò sui fumetti di questa brillante donna.

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