Molti bambini e bambine incontrano le immagini, appositamente apposte nella culla per catturare il loro interesse, fin dalle prime settimane di vita: sono molti gli adulti premurosi che le fissano lungo i bordi interni delle ceste e dei lettini; solitamente di stoffa o cartone, propongono figure con varie forme e colori, il panorama è molto vario: se ne trovano di molto scadenti (per disegno, grafica e materiali) e di interessanti, fatte ad arte.

Il desiderio di offrire al bambino un’immagine può tradursi in una bella occasione per coinvolgere attivamente nella loro realizzazione le persone che in qualche misura partecipano alla nuova vita: nonni\e, zii\e, amici\he, vicini\e di casa, colleghi\e, … . Lo stesso vale per la realizzazione  di un cestino dei tesori, di un gioco euristico, di tessere sensoriali: condividendo fattivamente il lavoro per un obiettivo comune si favoriscono alleanze educative e di cura in cui è più facile far circolare informazioni e sensazioni sui bisogni del neonato, sulle sue capacità, sui desideri che manifesta.

Di seguito trovate alcune idee per la realizzazione di queste prime immagini:

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esempi di immagini a contrasto

Nei prossimi articoli entrerò nel merito del perchè queste immagini siano più adatte di altre e quali esperienze medico\scientifiche supportino questa considerazione.

Discorso a parte meritano i libri di stoffa, generalmente considerati come prime proposte da mettere nelle mani del bambino, o da legare al passeggino, o al seggiolone, in virtù della loro morbidezza e apparente sicurezza.
Tralascio di entrare nel merito di quanti primi libri di stoffa siano scadenti per qualità di stoffa, disegni, fattura e colori (molti lasciano evidenti residui una volta bagnati con la saliva) e non mi dilungo neppure sull'accurata manutenzione e igiene che richiedono poiché trattengono residui organici, sia in una dimensione casalinga che -ancor più- in una dimensione comunitaria quale può essere un nido, una sala d’aspetto pediatrica, una biblioteca: è sufficiente applicare le buone norme igieniche del caso che tuttavia sono spesso trascurate.

Credo che vi sia un fraintendimento circa l'apparente facilità di esplorazione che una persona di pochi mesi avrebbe maneggiandoli: a quell'età sta ancora mappando il suo corpo e imparando a conoscere come esso si relazioni con il mondo e con la forza di gravità: quando piccolissim* non è possibile girare pagine morbide perchè non sono disponibili le funzioni che sovrintendono la motricità fine -men che meno sono mature quelle coordinano i movimenti di spalla, polso e dita necessarie per operare movimenti complessi.
Attraverso il libro di stoffa ai bambini viene offerta un'esperienza di primo contatto che si esplica con l'intero suo corpo, tutti gli arti concorrono nell'afferrarlo, ma ciò avviene dopo che si sono sviluppate le funzioni che tramutano un incontro occasionale con un oggetto (o una parte del suo stesso corpo) in un atto volontario che si traduce poi in avvicinamento, afferramento, perlustrazione tattile.

Per utilizzare alcuni libri di stoffa particolarmente elaborati o grandi sono necessarie entrambe le mani -una per tenere fermo il corpo del libro, l’altra per girare le pagine; ciò implica un ulteriore livello di coordinazione che  matura nel tempo.
I libri di stoffa sono maneggiabili da persone in possesso di un grado di competenze cognitive e motorie abbastanza raffinate: ciò porta a ripensare quando e come proporli.

Molto spesso i libri di stoffa, anche molto più semplici rispetto a quello particolarmente elaborato presentato nel video, vengono presentati in maniera un po' confusiva: l'anticipazione non velocizza lo sviluppo di abilità, tutto cambia invece se il libro diventa occasione di dialogo intorno al quale si svilupppa una relazione significativa tra bambino\lettore e adulto\mediatore, come ha espresso in maniera poetica e pragmatica Katsumi Komagata (se vuoi approfondire leggi qui). 

I libri di stoffa e all’uncinetto più interessanti che ho visto sono pienamente godibili a partire da quando il bambino si muove in autonomia nello spazio portandosi appresso un piccolo doudou: allora diventano compagni di gioco, oggetti transizionali, scenografie per altri giochi nonché veri e propri libri.

L'associazione culturale Le Carlotte (Sarzana) si interroga su come e quando favorire l'incontro tra un libro di stoffa, piccoli lettori e lettrici e l'adulto che funge da mediatore.

Libri tattili per bambini già dalla primissima infanzia. Che senso ha? Un bambino piccolissimo non sa leggere e rapportarsi con un libro come lo intendiamo noi adulti. Tanto meglio allora di farlo giocare con oggetti più adeguati alla sua età.
Questo è un pensiero che sembra logico e giusto almeno se si vede il libro come oggetto da consultare, da studiare e da leggere.
Pero se si considera il libro come strumento di comunicazione tra papà/mamma e bambino, che fa condividere emozioni (e sappiamo che emozioni condivise creano un legame), cambia tutto.

Allora è augurabile che il bambino in tenerissima età abbia un libro tattile tra gli oggetti che lo circondano. Mamma e papà possono raccontare ad alta voce mentre il piccolino ascolta affascinato il suono della loro voce ed esplora con le sue manine la storia.
Un libro sensoriale si apprende con mani piedini e bocca.
Il bambino che si avvicina al mondo libro giocosamente vi si legherà per tutta la sua vita attraverso un sentimento piacevole, di gioia e gratuità e imparerà ad amare l'intrattenimento con le storie.
Così prenderà confidenza con uno spazio invisibile che è accessibile solo tramite un libro. Imparerà a curare un tempo per sé, un angolo tranquillo dove elaborare, ragionare, ricaricarsi. Il mondo del libro è fatto di questo: di gestualità e attitudini che devono essere appresi da piccoli per essere utilizzati da grandi. E i bambini apprendono giocando. 

Un altro aspetto per noi molto importante è la qualità e la cura del dettaglio.
Il tatto si sviluppa facendo esperienza di stoffe autentiche, non solo feltri: è fondamentale. Così matura una sensibilità consapevole, si educa al bello, al vero.
"Dimmi di che stoffa sei fatto!" è un detto con conserva una profonda verità. Si riferisce al valore e all'audenticità. Chi ha sviluppato un certo tatto non si fa ingannare. L'intuito è un linguaggio che si sviluppa con l'esperienza. 
Il nostro lavoro è animato da queste convinzioni.

Diverso è il discorso per quanto attiene ai libriccini per bagnetto, che non ho mai trovato di buona fattura, da qui la mia persuasione che si tratti di oggetti inutili perché non si creano lettori offrendo libri brutti. Soprattutto tenuto conto che la maggior parte delle persone all’inizio della vita extrauterina trae piacere nello stare in acqua, dove si ritrovano quelle condizioni fisiche in cui ci si è formati e che hanno costituito l’unico mondo noto finchè non ne siamo fuoriusciti attraverso la nascita, giungendo in un mondo nuovo, dove i polmoni, inutilizzati fino ad allora, si attivano per la respirazione, e cui in cui la prima esperienza fisica dopo il contatto con l’aria è stata la caduta libera per effetto della forza di gravità, esperienza che, seppur contenuta per l’intervento delle mani esperte, ha determinato un repentino cambiamento: da una condizione di quiete liquida, tiepida e ovattata a temperature meno miti, a superfici dure e innaturali, tendenzialmente rigide, spigolose e non predisposte per adattarsi al nuovo venuto. Isol ha reso magistralmente gli esordi della vita dal punto di vista di Nino (Logos, 2016), il bellissimo libro presente nel catalogo Sguardi d'infanzia che potete scaricare gratuitamente qui.

Tornare all’acqua costituisce, quindi, per la maggior parte dei neonati un momento pacificante, di recupero di energie. Successivamente questa condizione di piacere, che il bambino ha ben  nota e che lo avvolge completamente, crea le situazioni ottimali per giochi che gli permettono di tornare ai micromovimenti agiti dapprima in utero, sperimentati poi in presenza di gravità e ora nuovamente in un ambiente liquido.
Desiderosa e attiva nel mappare il mondo con tutti i suoi sensi e con ogni millimetro di corpo, la persona nei primi mesi e anni di vita, lo attraversa con ogni sua cellula e sinapsi, eppure, non paga, con fare incessante  guarda, assaggia, sperimenta nuove soluzioni motorie di galleggiamento e affondamento, e poi scopre le meraviglie degli spruzzi, e mano a mano che cresce ripete più e più volte esperienze legate al riempimento e svuotamento di bicchierini, segmenti di tubi cavi, colini, per poi passare a indagare il galleggiamento, la spinta dal basso all’altro quando si trattiene forzatamente un oggetto sott’acqua e poi lo si libera, …. 

Il bambino attua spontaneamente molte strategie investigative per conoscere, in una dimensione di piacere, il suo corpo tanto quanto la fisica del mondo intorno: le variazioni di peso e dimensione, l'estensione da bagnato ed asciutto, il peso, la mutevolezza del colore, il galleggiamneto e l'affondament, ... mille giochi rendono possibili queste esplorazioni durante il bagnetto.  Questa intensa attività risponde ai bisogni dei mammiferi di com-prendere il mondo, che per l'essere umano significa accoglierlo e figurarlo dentro di sè, incarnando l’esperienza, per usare un’espressione montessoriana supportata dagli studi neurofisiologici.

Dunque mi chiedo: quanto bello deve essere un libro per aggiungere un significativo piacere all'esperienza del bagnetto?

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