• 26/08/2018

 

Se chiudo gli occhi e mi concentro, sento ancora adesso la voce di mia madre quando ero piccola, che ogni sera mi leggeva qualcosa prima di addormentarmi, albi illustrati o poesie. Ricordo le cadenze e le inflessioni, il ritmo e la velocità della sua voce da lettura: espressiva e sfumata, pronunciava ogni parola lentamente e nitidamente, indugiando affettuosa sulle sillabe o frasi. Ben diversa dalla sua voce sbrigativa di tutti i giorni, questa aveva la capacità di trasportarmi in tempi e spazi lontanissimi, mi mandava brividi giù per la schiena, mi evocava nella mente immagini esotiche non meno di quanto facessero le sue dita, indicando sulle pagine del libro i particolari delle illustrazioni. Ma soprattutto, mi avviluppava in un'atmosfera  sonora fatta d'intimità e calore. In quelle ore serali noi due ci espandvamo e crescevamo insieme. Potevamo essere dovunque, con chiunque  e in qualunque tempo; ero certa  di poter fare o avere o provare di tutto; e poi, terminata la lettura e dissolte tutte le nuvole della finzione, mi restava la sicurezza della sua presenza. Quanto a mio padre, invece, capitava  di rado che venisse a leggermi qualcosa prima di dormire. Entrava silenzioso nella  mia camera, si sedeva accanto a me e cantava  una ninna nanna. "Dolce e lento, dolce e lento soffia il vento sopra il mare....". La qualità della sua voce sembrava corrispondere alle parole, e io me ne stavo lì, con gli occhi chiusi sotto le coperte a immaginare onde azzurre, ad assaporare l'aria salmastra e ad aspettare quel suo bacio speciale che arrivava regolarmente non appena svanivano le ultime note.
(Ellen Handler Spitz, Libri con le figure. Un viaggio tra parole e immagini, Mondadori, 2001, p.18)

Quando aveva sedici anni, a Ellen Handler Spitz, docente di discipline artistiche con una specifica formazione psicoanalitica, fu detto dalla madre del suo ragazzo

I bambini vengono dati in prestito alle loro madri solo per un breve periodo. I bambini non sono un possesso permanente.

Nella prefazione al suo Libri con le figure. Un viaggio tra parole e immagini (Mondadori, 2001) racconta come ancora viva l'emozione legata a quell'idea

Era il primo sguardo a quello spartiacque tra l'essere un bambino ed essere una madre (...) Come poi ho appreso, non solo i bambini, ma anche i genitori vengono dati in prestito gli uni agli altri.

La Spitz intende nominare il valore dell'esperienza culturale che genitori e bambini possono condividere intorno, dentro, nell'attesa e dopo la lettura di un libro.

I bambini imparano a proteggersi, anche da situazioni di grandi difficoltà familiari, recuperando una buona percezione di sè e di quanto sono amati, attraverso momenti di relazione esclusiva, intima, indisturbabile, quale quelli che prendono corpo intorno a una lettura, o un racconto, o una ninna nanna.

 

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