Joëlle Leblond, Petits bleus dans Paris

Nella produzione letteraria per l'infanzia la fotografia è confluita spaziando tra una moltelicità di forme: attraverso il collage, interagendo con la grafica e le illustrazioni, con l'incisione, e poi ancora con la computergrafica, il fumetto, raffigurando protostorie, fiabe, racconti e romanzi, esplorando la multidimensionalità  con autori come Suzy Lee e alla maniera di Nora Krug, ...

La potenza delle fotografie rende familiari oggetti e soggetti, attirando così  il lettore dentro alla storia.
Avviene anche nelle immagini che mirano a creare situazioni stranianti.

All'inizio del secolo scorso, il pittore austriaco Franz Cižek (1865-1946) insegnò per molti anni nella sua scuola di disegno e pittura con l'idea di stimolare la creatività artistica dei bambini e delle bambine; la sua ricerca, volta a riformare l'educazione artistica nelle scuole viennesi, gli valse, nel 1904, la nomina a Direttore del Dipartimento di Sperimentazione e Ricerca dell'Università di Arti Applicate di Vienna. Una delle tecniche che usava era il collage.

Dovemmo aspettare ancora una manciata di anni anni, tuttavia, perché il collage si affermasse ed entrasse nell'orizzonte comune: accadde con le avanguardie artistiche che lo consacrarono come vera e propria tecnica. Nel collage si sono cimentati, e continuano a farlo, artisti di sensibilità diverse: vi si avvicinarono dalle correnti del futurismo, astrattismo, Neo-Dada, Pop art, ... Molto velocemente il collage si mosse in varie direzioni, tra cui quella polimaterica.

Il poeta Charles Simic nel ricreare le atmosfere delle avanguardie di inizio secolo (Il cacciatore di immagini, Adelphi) sintetizza

La tecnica del collage, l'arte di assemblare frammenti di immagini preesistenti in modo tale da far nascere una nuova immagine, è la più importante innovazione artistica di questo secolo. Cose rinvenute, creazioni casuali, confezioni (articoli prodotti in serie che vengono promossi a oggetti d'arte) aboliscono la separazione tra arte e vita.

La banalità è miracolosa se vista nel modo giusto, se riconosciuta. 

Quando nel collage confluiscono le fotografie il potere che ne scaturisce è travolgente, immediato, contagioso: lo sapevano gli artisti che vi ricorrenvano per fare satira politica contro i nazistiri e lo sanno coloro che creano le gif sfruttandone la forza virale.

Andando a ritroso tra i libri per l'infanzia che utilizzano la tecnica del collage avvalendosi di fotografie si incontra la figura di Hannah Höch, una pioniera del fotomontaggio che ha tracciato strade nelle terre del dadaismo e del surrealismo, terre che -parafrasando Apollinaire (1912)- raccolgono ovunque tracce di poesia diffusa, in dépliant, cataloghi, poster, avvisi pubblicitari di ogni tipo.

Nel 1945, immediatamente dopo la fine della guerra, Hannah Höch terminò la realizzazione di Bilderbuch, a cui lavorava fin dal 1939: diciannove collage fatti con parti di giornali  incise, strappate, imbrattate e infine assemblate per creare animali fantastici; ad ogni immagine abbinò  un componimento. 
Il libro riflette il grigiore dell'immediato dopoguerra; non fu concepito espressamente per i bambini, anche se negli anni '80, a Lipsia, quando finalmente vide la luce la prima edizione, in misura limitata di duecento copie, fu presentato in questi termini.

L'ambiente può essere colorato, ma gli animali, così toccanti e adorabili, rimangono intrappolati nella loro esistenza su scala di grigi. E non sono mai creature abbastanza felici, intrappolate negli umori o nell'anticipazione, sperano in un meglio che deve ancora venire (traduz. libera da un articolo di Julia Voss, Frankfurter Allgemeine Zeitung, 28.11.2008)

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Hans A. Halbey, Leo Leonhard, Es wollt' ein Tänzer auf dem Seil den Seiltanz tanzen eine Weil, Verlag Sauerlaender, 1977

Negli anni settanta il collage spesso compare in libri di divulgazione oppure in raccolte di storie, filastrocche e componimenti brevi, libri caratterizzati dalla varietà di registri che mutano al voltar di pagina, spesso per mani autoriali diverse -pubblicazioni che restituiscono la vivacità con cui venivano esplorate forme nuove di comunicazioni ed espressione.
L'immagine che vediamo sopra è tratta da un libro che introduce i giovani lettori alla pluralità di codici, nello specifico, questa doppia pagina è occupata da una marea incontrollabile e paralizzante di autoveicoli che invadono la città; l'effetto è creato incollando fotografie di automobili ritagliate, una ad una, su una tavola disegnata. Oggi si ha la possibilità di lavorare tramite computer per ricreare lo stesso effetto, ma allora la composizione era realizzata manualmente.

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Silvia Bonanni e  Gianni Rodari, Che cosa ci vuole, Emme, 2006

Il collage si adegua alle mode e alle sensibilità, si rinnova, mescola linguaggi: Silvia Bonanni in Che cosa ci vuole gioca con la prospettiva.

Diversa la ricerca di William Wondriska, illustratore e scrittore americano, autore di undici libri per bambini e bambine, che va in stampa, nel 1963, con  All by Myself (it. Tutto da me, oggi in Corraini).

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All by Myself

Qui lo vediamo ritratto nelle vesti dell'autista, l'unica passeggera dell'autobus è sua figlia Alison, a cui è dedicato il libro.
L'inserimento della fotografia in questo caso va a dare corpo alla protagonista, che si muove tra le doppie pagine occupandone dinamicamente lo spazio: già dai risguardi apprendiamo che si tratta di una bambina che ha molte cose da esplorare e vedere. Ed è una bambina vera, di cui suo padre festeggia l'esuberanza muovendone la foto sagomata facendosi beffa dei limiti bi e tri-dimensionali: è così che lei stessa può ritrovarsi tra le pagine, su carta, quasi come se fosse là in carne ed ossa, aggiungendo quindi una competenza speciale alle tante, più o meno comuni, che declama

io so
guardare una formica
suonare un corno,
toccare una foglia,
ascolatre la pioggia,
sentire il fischio del treno,
....

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All by Myself

Questo libro è uno dei più interessanti che conosca. La misura nei colori, la composizione grafica, l'uso dei font come elemento narrativo di primo piano, il passaggio tra piani onirici e vigili, l'elenco come mappatura del possibile e il discrimine dal fantastico, il ritmo: tutti questi elementi sono magistralmente al servizio della dimensione in cui la protagonista sta sperimentando il suo essere nel mondo, che sul finale annuncia

e un giorno
diventerò grande,
tutto da me!

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All By Myself

Undici anni più tardi anche Tomi Ungerer giocherà a nascondersi tra le pagine di un albo illustrato, Allumette (Camelozampa, 2019): il suo ritratto spunta dallo schermo del televisore. 

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Tomi Ungerer, Allumette, Camelozampa

Questa sorta di canto di Natale, specchio degli anni '70, pungola il lettore denunciando le aberrazioni del consumismo per affermare la necessità di una più equa ripartizione dei beni, lo fa con la solità ironia: dalle riguardie del libro la moltiplicazione di una bambina munita di un fiammifero svetta esprimendo forza e determinazione, con la sua postura eretta e gli occhi ben aperti per vedere cosa accade intorno.

Grafica e fotografia sono al centro di un altro progetto del 1976 edito da EMME Edizioni: con NOVE + UNO il collettivo tre (composto da Teodoro Bonavita, Carlo De Simone e Laura Mancini) sperimenta una formula in cui gioco e didattica si incontrano

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Nove più uno, collettivo tre
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Nove più uno, collettivo tre
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Nove più uno, collettivo tre

Nello stesso anno il collettivo, con un altro progetto, ARIELE, anima la fotografia intervenendo con il disegno: l'effetto sortito da questo incontro è poetizzante nel restituire la semplicità di una giornata di niente e di tante cose, dal punto di vista di una bambina, nuda. 

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ARIELE, collettivo tre

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ARIELE, collettivo tre

Oggi pochissimi editori osano rappresentare bambini e bambine nude, men che meno fotografati, per questo fa onore a Kalandaka aver pubblicato Io e il ragno (foto di Manuel G. Vicente e parole di Fran Alonso, 2011) un progetto fotografico che rifiuta di censurare in nome della protezione, il corpo infantile in movimento. Ormai i pedofili trovano il materiale che cercano nella rete, protetti dalla mancanza di alfabetizzazione digitale e dalla solitudine delle mure domestiche  -spiega Lola Barcelo: restituire spazio alla naturalezza, tra le pagine dei libri, è un modo per contrastare pruderie e tabù.

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io e il ragno, Kalandraka

In Petits bleus dans Paris (Joëlle Leblond, Véronique Willemin, l’école des loisirs, 1993) la colorazione della fotografia trasporta altrove: siamo in una dimensione onirica? In una fantasia? Un desiderio? 

Jean e sua madre fanno acquisti, si perdono e  lui si muove per Parigi insieme a un piccione blu finquando, stanco, viene riaccompagnato in volo dalla madre. Il libro si chiude con la vista di comuni piccioni grigi a terra, a decretare la fine di un sogno, una fantasia, un desiderio che si concilia con la ricomposizione della realtà: lieto fine poiché con il sopraggiungere della stanchezza Jean è stato ricondotto nell'unico posto desiderabile: dove  madre|casa lo aspettava.
Ci fosse stata la cena ad aspettarlo in tavola, sarebbe stata ancora calda!

In tempi recenti (2014) Gulia Sagramola si è cimentata con la trasformazione delle fotografie di famiglia nel libro Sonno gigante, sonno piccino per accompagnare le parole di Giusi Quarenghi

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Sonno gigante, sonno piccino, Topipittori

In questo caso l'azione di disegnare sopra le foto di famiglia assume un carattere giocoso che, come esplicitano gli editori  (Topittori), vanno a costituire

una galleria di immagini allegramente sognanti che mescolano presente e passato, disegni a colori e foto di famiglia in bianco e nero. A suggerire che il momento di dormire e il gioco dell’invenzione vanno da sempre in coppia, nella penombra senza tempo che accoglie i sogni di ogni bambino.

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Questa notte ha nevicato

Ancora in casa Topipittori, Ninamasina ha pubblicata Questa Notte ha nevicato un libro che segna un passaggio importante in letteratura, ma su questo non mi dilungo avendone scritto in un articolo, a quattro mani con l'autrice stessa, sul numero di dicembre per la Rivista Bambini dove lo definisco un libro fotografico che rappresenta una sorta di catalogo compilativo sull’uso del bianco nella narrazione e nel contempo dell'immagine fotografica, ... vi è continuità tra dentro e fuori le fotografie, grazie a un bianco che muta in base al supporto. 

É del 2013 il libro dell'artista americano William Wegman  Flo & Weddel in cui due weimeraner  raccontano giochi e dinamiche tra fratello e sorella. L'autore da decine di anni mette in scena storie e fiabe dove protagonisti sono i suoi cani, vestiti e ritratti in posa. Con questo lavoro, tuttavia, delle foto utilizza solo la parte del muso, andando a disegnare il resto.

Chiudo questa carrellata introducendo un lavoro davvero raffinato: la giapponese Ayumi Kudo, di cui ho pubblicato spesso le opere, ad esempio in relazione all'educazione sentimentale. Nata nel 1980 a Okayama, vive stabilmente in Italia da molti anni, dove si è laureata nel 2010 in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo all’Accademia di Belle Arti di Carrara (MS), specializzandosi in Pittura.

Con il progetto In my territory (2014), cui si riferiscono le immagini sopra, va ad incidere diciannove fotografie polaroid (8.8x10.7 cm) utilizzando una lastra metacrilata. Ottiene così un effetto pluridimensionale in cui poesia e ironia si alternano.
Il progetto non si rivolge espressamente all'infanzia ma la raggunge. Qui altre immagini del progetto.

Ringrazio Roberta Opassi curatrice del Fondo di libri fotografici per bambini e ragazzi della Biblioteca della Provincia autonoma di Trento per la generosità con cui mi ha introdotto al patrimonio del fondo e  per la professionalità con cui si adopera per fare formazione e divulgazione, andando a supportare chi si occupa del tema con le sue piste di ricerca e segnalando fil rouge nascosti.

Ringrazio anche l'Associazione bibliomondo e lIstituto Comprensivo Salvo d’Acquisto (Parma) per la possibilità di accedere al Fondo Sergio Silva libri illustrati a cui attingo per vari articoli, compreso questo.

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