E' nello scarto tra ciò che si studia (e ci viene insegnato) e ciò che il nostro corpo riconosce "confortevole e naturale" che si può costruire il rispetto verso i bisogni motori profondi del bambino -e delle persone adulte di cui abbiamo il compito di prenderci cura.
Siamo abituati a "interpretare, leggere, incasellare" i movimenti che i bambini sperimentano secondo le schematizzazioni incontrate sui libri dei nostri percorsi formativi. Siamo infarciti di tecnicismi anche nelle cure rivolte ad adulti nel fiore della loro vita, e agli anziani, soprattutto quando hanno una limitata autonomia, spesso ostacolata più che accolta, tanto negli ospedali, nelle case di cura, nei non luoghi pubblici. Nella sovrapposizione tra ciò che realmente si dipana sotto i nostri occhi e le acquisizioni teoriche, generalmente vincono quest'ultime.

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Emmi Pikler, Per una crescita libera, Cortina edizioni

Occorre educare lo sguardo, recuperare una verginità di visione verso il movimento.
Quanta prudenza e capacità di ascolto di sé caratterizza le esplorazioni dei bambini, delle persone adulte con limitata mobilità, quando non sono stati messi da altre persone in posizioni che non avrebbero saputo raggiungere da sole!

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Bruno Munari, Enzo Arnone, Ciccì Coccò, Corraini, 2014

Se osserviamo i bambini cercando di individuare i loro punti di equilibrio, ci accorgiamo che si muovono seguendo leggi indagate dalla fisica, tendono spontaneamente a cercare la stabilità, i movimenti sono condizionati dall'istinto di ripristinare, nel più breve tempo possibile, una condizione in cui il baricentro cada nel punto più stabilizzante, per ricreare una condizione di sicurezza.
Educarsi all'osservazione e a frenare il proprio desiderio di  sostituirsi all'altro nella valutazione del rischio sono alla base di un'educazione rispettosa: a ognuno il tempo necessario per costruire la propria stabilità e dosare gli slanci in avanti, le retrocessioni, la sosta! 

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Bruno Munari, Enzo Arnone, Ciccì Coccò, Corraini, 2014

Quintiliano, scriveva nell'Institutio oratoria:

Una volta nato il figlio, per prima cosa il padre concepisca la migliore speranza su di lui così sarà più diligente fin dagli inizi (...) nei bambini splende la speranza di moltissime potenzialità. E quando queste vengono meno con l'età è evidente che non è venuta a mancare l'inclinazione naturale ma l'adeguata educazione. (...)

Già 2000 anni prima dell'educazione nuovascriveva che il maestro ha il dovere di studiare i suoi allievi per poterli indirizzare con chiarezza nello sviluppo delle rispettive vocazioni. Ecco dunque che nell'incessante lavoro osservativo a cui educatori e insegnanti non possono sottrarsi, la domanda principe è:

Chi quel bambino che si sta costruendo?

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