F. Negrin, L. Sangiò, Sherlock Holmes e il caso del rinoceronte scomparso, orecchio acerbo, 2017

 

Libri a tema: cosa sono?
Esistono libri che non siano a tema?
A chi servono?

Quando libri per bambini e giovani trattano un solo argomento, isolandolo dagli altri, raramente sono artisticamente validi, a meno che l’autore non si sia prefisso esplicitamente di indagare o rappresentare uno specifico aspetto. Più frequentemente, in un buon libro, da un tema principale se ne dipanano altri e capita spesso che uno, secondario per molti, diventi centrale per qualche lettore, perché il libro, anche nella sua dimensione più tradizionale, è intrinsecamente interattivo e attivante, non può non chiamare in causa, come co-narratore, colui che lo vivifica leggendolo. Solo chi legge definire il focus e decidere come avventurarsi nella narrazione, quali strade seguire, cosa ignorare.

Capita spesso, nella produzione per bambini e giovani, che un libro “a tema" risponda a esigenze dell’adulto di presentare un argomento, offrire un modello, una spiegazione e per questo motivo sugli scaffali abbondano libri studiati a tavolino per arrivare ad una massiccia e capillare distribuzione su scaffali, bancarelle, supermercati, alle poste, ...

Alcuni di questi libri sono molto brutti e contribuiscono a rinforzare stereotipi senza far appello alle capacità immaginifiche, interpretative, lessicali del lettore.

Dunque: cosa distingue un buon libro a tema da uno scadente?

La qualità del progetto della sua interezza, dall'ideazione alla realizzazione. Ma molto incide l'uso che del libro si fa: oggi se ne abusa, come se contenesse formule magiche capaci di far adattare i bambini alle volontà degli adulti (togliere pannolino, smettere di usare il ciuccio, dormire nel proprio letto tutta la notte, metabolizzzare l'arrivo del fratellino, ...).
Così si uccidono le storie e i lettori potenziali, poichè si usano i libri nel tentativo di somministrare un insegnamento; diversamente quando un lettore sceglie in autonomia un libro che forse ha già avuto modo di incontrare e che magari parla di qualcosa che sta vivendo in quel momento, allora può divenire risorsa per affrontare un determinato passaggio.

Anche quando crescono, i bambini sono esposti in misura eccessiva a racconti o romanzi in cui le trame sono meri artifici per supportare una tesi centrale troppo didascalica ed esemplificata, quasi come se le loro menti non fossero in grado di cogliere le innumerevoli sfumature della vita. Non è così: i bambini invece sono tutti potenziali intellettuali,  scriveva Roberto Innocenti.

Roberto Denti invece rispondeva, a chi gli chiedeva “cosa far leggere a un bambino che sta soffrendo per una situazione specifica, ad esempio per una grave vicenda familiare?” che a quel bambino forse sarebbe gradito evadere da una realtà dolorosa, il tempo di una lettura, attraverso un libro di molte pagine, capace di trasportarlo con passione altrove, verso l’avventura, o comunque in una dimensione fantastica.

Se un bambino, nel corso della sua vita, avrà avuto occasione di allenare le sue competenze empatiche ed avrà esplorato vari modi di essere, anche immedesimandosi nei personaggi di storie, avrà buone basi su cui attivare le proprie risorse.

Nessun libro potrà mai sostituirsi all’esperienza, nessuno potrà mai esaurire un percorso di crescita, ma buoni libri sono capaci di presentare aspetti, sollecitare domande, attivare ipotesi, suggerire tentativi.

Le storie possono offrire delle chiavi su tematiche a cui i bambini sono quotidianamente, o potenzialmente, esposti dalla vita, dai media, dai luoghi in cui vivono, ma, a differenza di altri comunicatori, possono attivare nel lettore la possibilità di immedesimarsi, interrogarsi su cosa prova, pensa, farebbe, se si trovasse al posto del protagonista. Per questo è importante che sugli scaffali di famiglia, come in quelli scolastici, abbondino libri che trattano di svariati temi, spaziando da quelli più leggeri a quelli più impegnativi. In questa maniera ai giovani lettori sarà possibile esplorare il mondo, la vita , la morte, l’amore, l’odio, la gioia, la tristezza, la malattia, la vitalità, la cooperazione, l’agonismo, la cultura, la ricchezza, la povertà, la libertà, la storia, l’attualità e la fantasia (…) perché saranno in condizione di poter “scegliere” di leggere “quel” libro quando “desidereranno” farlo.

In quanto mediatori, agli adulti spetta il compito di creare una proposta ricca e varia, proteggendo ogni potenziale lettore da intenti didascalici che inaridiscono il piacere e la curiosità.

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