Quali principi e quali scelte regolano la pubblicazione dei libri  per bambini?
Sono considerati quanto quelli degli adulti?

Sono domande che si pone, e ci pone, Tove Jansson attraverso Anna Aemelin, l'illustratrice e protagonista del romanzo L'onesta bugiarda.

Il romanzo è stato scritto nel 1982 ma le questioi sono ancora molto attuali.

Anna Aemelin era in grado di ritrarre il sottobosco così fedelmente e minuziosamente che nemmeno il più piccolo ago di pino andava perduto. I suoi acquerelli, piccoli e inesorabilmente naturalistici, erano altrettanto belli del morbido tappeto di muschio e fragile vegetazione sul quale si cammina in un bosco fitto senza mai osservarlo veramente. Anna Aemelin costringeva la gente a vedere, e la gente vedeva l’idea del bosco e ricordava e per un attimo provava una nostalgia dolce, gradevole e colma di speranza. Era un vero peccato che Anna rovinasse le sue illustrazioni inserendoci i conigli, Papà, Mamma e Piccolo Coniglio. Anche il fatto che i suoi conigli fossero a fiorellini toglieva molto al profondo senso mistico del bosco. Qualche volta la presenza dei conigli era stata criticata e questo feriva Anna e la rendeva incerta, ma che cosa poteva farci, i conigli ci dovevano essere per via dei bambini e dell’editore. All’incirca un anno sì e un anno no usciva un nuovo libretto. Al testo pensava la casa editrice. Talvolta Anna poteva aver voglia di ritrarre soltanto il sottobosco, piante basse, radici d’albero, sempre più minuziosamente e in scala sempre più piccola, così vicino e dentro al muschio che quel mondo in miniatura marrone e verde diventava una grande giungla popolata d’insetti. Si sarebbe potuta immaginare una famiglia di formiche anziché di conigli, ma adesso naturalmente era troppo tardi.  Grande zolla, dipinto da Albrecht Duerer

Ciò che la Jansson intende evidenziare è che i lettori sono in grado di cogliere la poetica delle belle immagini senza bisogno di renderle leziose, bambinesche. E si spinge oltre, fino a dichiarare che le interferenze di un editore  interessato al profitto a prescindere dalla qualità complessiva del progetto, possono esautorare pesantemente il lavoro artistico, al punto da guastare il lavoro - cosa che accade di frequente sia quando vengono inseriti orpelli ornamentali e personaggi inutili, sia quando i testi sono improvvisati e banali.

Più o meno ogni due anni usciva un libro illustrato di Anne Aemelin, un libro molto piccolo per bambini molto piccoli. Il testo lo scriveva la casa editrice. Ora la casa editrice aveva mandato un pagamento allegando, con tante scuse e cordiali saluti, un paio di recensioni dell'anno precedente che erano sfuggite. Anna aprì il ritaglio di giornale e inforcò gli occhiali. "Aemelin ci stupisce ancora una volta con la sua maniera senza pretese, quasi amorevole di riprodurre quel mondo in miniatura che è soltanto suo: il sottobosco. Ogni dettaglio, minuziosamente elaborato, è qualcosa che riconosciamo e contemporaneamente ci sorprende, Aemelin ci insegna a vedere, a osservare veramente. Il testo è tutt'al più un commento, destinato ai bambini che hanno appena imparato a leggere, e non varia granchè da un libro all'altro. Ma gli acquarelli di Aemelin si rinnovano sempre. In una prospettiva dal basso insieme ingenua e molto abile, Aemelin ha catturato l'idea stessa del bosco, la sua quiete e la sua oscurità; quello che ci sta davanti è un bosco primordiale intatto. Solo chi è molto piccolo osa avventurarsi sopra il suo muschio. Con o senza conigli siamo convinti che tutti i bambini..." (pp. 44-45)

Tove Jansson in questo romanzo denucnia che molti testi rivolti ai bambini sono insipidi, sciocchi, privi di sostanza, non perchè non sappiano apprezzare libri belli, ma per motivi  riconducibili agli adulti.

In apertura: La grande zolla di di Albrecht Dürer

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