I libri devono essere anarchici, ribelli, orticanti e spiazzanti, ironici e irriverenti, complicati e misteriosi. 

I libri devono essere stranieri. O anche esattamente il contrario di tutto ciò. Ma non possono essere brutti, ovvero privi di un progetto, improvvisati, fatti per trasmettere didascalicamente dei saperi, timidi, supini e pavidi. 

Favorire un incontro precoce e continuativo con i libri è una priorità sociale, perché allenano sguardi, sensibilità, competenze empatiche e programmatiche, favoriscono il senso civico. 

Ogni lettura esercita il suo potere maieutico. Ciascuna, diversa dalle altre, è un atto trasformativo. 

Chi legge diventa inevitabilmente coautore e talvolta si discosta considerevolmente da quanto lo scrittore o l’illustratore intendevano raccontare: ogni storia è destinata ad assumere connotazioni diverse in relazione a ciò che il lettore è in quel momento, o vorrebbe essere, o teme di essere.

I libri sono educatori silenti, come sosteneva Jella Lepman, talvolta ti stanno a fianco, altre fungono da specchio, altre scuotono e turbano, spesso rappresentano palestre emozionali in cui è possibile mettersi nei panni degli altri o provare sentimenti senza censurarli. 
Ciascuno risponde a ciò che legge in maniera personale, in base alle possibilità che ha in quel momento. Spesso buone illustrazioni agevolano voli, sogni e proiezioni, scavano in profondità ed elevano ad altitudini inesprimibili diversamente. 

Oggi dobbiamo misurarci con una condizione d'impoverimento culturale e di analfabetismo funzionale, scenari che  costituiscono un problema reale per molti bambini e bambine che vivono una condizione di marginalità e  povertà economica, culturale, politica -bambini che purtroppo tornano oggi a fare esperienza, diretta o indiretta, di estremismi mai sopiti ma tornati a essere nuovamente  palesi: xenofobia, omofobia, ...
Anche la censura è tornata ad essere un problema, e quando non agisce nelle forme dirette, lo fa alimentando ritrosie (anche editoriali) agite per prudenza.

In molte case non esistono libri, tuttavia alcuni bambini trascorrono la gran parte del loro tempo presso servizi educativi e scuole. Per questo la comunità Europea raccomanda agli stati membri di investire nella cultura e garantire servizi educativi per la prima infanzia di qualità per contrastare la povertà: buoni ambienti in cui poter fare buoni incontri, vivere buone esperienze e poter leggere ottimi libri. Perchè i l libri sono finestre sul mondo, vere palestre sentimentali. E civiche. Tenere nei servizi educativi libri brutti non è una buona scelta. Non nei primi anni. Più tardi può diventarlo, se è finalizzato a far riflettere sulle cause che concorrono a fare di un libro un libro di scarso valore.  

ill. in apertura S. Mulazzani, Spider, Il libro incompleto, orecchio acerbo

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