Pippi Calzelunghe

note sulla traduzione ufficiale che rinfresca la precedente

La nuova Pippi splende e brilla .

Leggendo la versione “rinfrescata”dalla bravissima Samanta K. Milton Knowles mi sono fermata spesso per confrontarla con quella precedente, che era più appuntita, tagliente, non solo rispetto a una Pippi che ne usciva insolente e non di rado polemica, ma in generale: in particolar modo gli adulti risultavano più arroganti, eccessivi o svalutanti.

Samanta K. Milton Knowles ha portato un tocco di gentilezza attraverso correzioni minute rispetto alla quantità di testo ma sostanziale per quanto attiene al senso, ad esempio trasformando un “poveraccia” in “poverina” (pag. 313)- oppure scrivendo “orribili cereali” laddove era “ripugnante avena” o ancora “sei una polla” anziché “scema” (pag. 117). Di base ha smorzato l'enfasi quando era troppo teatrale o addirittura, talvolta, forse, grottesca. 

/media/post/bavtzhr/pippisito-1.jpgAnche la conclusione sull’episodio dello Spunk (p. 303) risulta molto più leggera e naturale operando piccole trasformazioni “quando ce n’era uno proprio nel giardino” è infinitamente più in linea con un racconto gioioso quale vuole essere Pippi Calzelunghe. 

La scelta di mantenere i nomi senza italianizzarli (non ci sono più Pietro e Paolo) è pienamente coerente, così come la scelta di tradurre il nome dell’Isola Kurrekurre  con il nome di Kora-Kora e non più CIP-CiP, dato che nel testo di Astrid Lindgren non vi è nessun intento di infantilizzazione. Curioso che Samanta K. Milton Knowles e il collega che ha tradotto Pippi in galiziano, siano arrivati  alla stessa soluzione senza saper l’uno delle scelte dell’altra.

Nella nuova Pippi vi è una precisa attenzione alla nomenclatura del mondo naturale (funghi, animali, frutti, …), che è molto in linea con i tempi attuali: cercopiteco è la razza cui appartiene il Signor Nilson (pag.13), agostino è la varietà di pero che cresce davanti a Villa Villacolle (p.56), ovulo malefico il fungo (pag. 72), gravenstein è la qualità di una mela a cui fa riferimento Pippi in una delle sue sconclusionate balle dette con leggerezza, senza volontà di nuocere. 

Vi sono poi trovate geniali come la parola "tronamento" al posto di seduta regale.

Ciò detto:  ringrazio Samanta K. Milton Knowles per questa Pippi liberata. Liberata non solo da una caratterizzazione poco rispettosa della sua indole gentile, ma anche dalla sua condizione di icona, che l’aveva imprigionata in un ruolo di indomabile ribelle via via sempre più soffocante, soprattutto in tempi in cui si scrivono storie strumentali, talvolta brutte, di eroine e protagoniste femminili.

Samanta K. Milton Knowles ha tirato fuori dalla bottiglia lo spirito Astrid Lindgren. Immagino Donatella Ziliotto e Annuska Palme Sanavio festeggiare questa operazione di spolvero, complessivamente corale, rispettosa e cooperativa. Samanta ha lavorato sul testo con cuore, intelligenza e un pizzico di magia-professionale, un po’ in stile Mary Poppins, restituendoci una storia lieve fatta di volizione, libertà, benevolenza e molta saggezza. 

L’editore Salani ha optato per una narrazione ininterrotta, rinunciando a indicare dove iniziano il secondo e terzo volume, ciò crea una nota un po’ stonata laddove nel capitolo “Pippi abita ancora a Villa villacolle” viene riassunto ciò che invece al lettore è molto chiaro, ciò nonostante l’operazione, nel suo complesso, è totalmente riuscita. Questa edizione, oltretutto, ha il grandissimo pregio di riproporre lo sviluppo integrale -in precedenza pubblicato solo nel 2003 in un’edizione speciale di 1500 copie, in cui si trova anche l’inedito “Racconto di Natale di Pippi”: nelle edizioni più diffuse non confluivano otto capitoli che hanno finalmente riconquistato il loro posto, ovvero: Pippi al rinfresco per signore; Pippi salvatrice di bambini; Pippi abita ancora a Villa Villacolle; Pippi scrive una lettera e va a scuola, ma solo un pochino; Pippi va in gita scolastica; Pippi va alla fiera; Pippi abita sempre a Villa Villacolle; Pippi rallegra la signora Laura.

Per Pippi: hip hip hurrà!

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