Occorre delicatezza e prudenza  per entrare nei giochi dell'infanzia.
Le possibilità che intravedono i bambini in un giocattolo o in libro gioco sono molto più numerose di quelle che cogliamo noi adulti perchè spesso assumiamo un atteggiamento performante, che crediamo doveroso in ossequio a un compito che riteniamo esserci attribuito da chi quell'oggetto l’ha progettato.

Intorno a un libro gioco o giocattolo ben fatto si raccolgono tante storie, possibilità e limiti, quelli di chi lo progetta, di chi lo realizza e quelli di chi lo avvalora giocandoci; è essenziale, in tutto ciò, che i mediatori (siano essi genitori, nonni, educatori, insegnanti, bibliotecari, promotori della lettura) propongano ma non impongano le regole del gioco. E spesso, neppure quello. 

 

Bruno Munari: un pioniere moderno

Bruno Munari è stato un genio ludens.
Le sue lezioni morali non sono meno significative delle espressioni creative che pionieristicamente ha aperto o di quelle a cui ha apportato contributi straordinari riconoscendone i tratti innovativi fin dalle fasi embrionali.  
Libertà, curiosità, rigore sono tratti posturali del suo lavoro.

Ribadiva che l'adulto deve rispettare il bambino, egli sa cosa vuole fare, forse ha bisogno che gli si mostri come ottenere un risultato ma non ha bisogno di sentirsi spiegare cosa desidera fare: la funzione dell'adulto è liberare, non schiacciare, la tensione esplorativa e creativa del bambino

Per Munari il processo è intrinsecamente importante, anche disgiuntamente dal prodotto, facendo si comprende: il bambino sperimenta attivamente approcci, materiali, spazi, forme, colori; quando lasciato libero, progetta, reinventa e modifica le opere per adattarle alle proprie esigenze, poiché inevitabilmente conosce meglio di chiunque altro cosa lo incuriosisce, cosa gli piace e cosa vuole, egli è tutt’uno con la tensione che, rapida e mutevole, anima il suo fare.

I giocattoli assolvono positivamente al loro compito quando attivano il bambino, se ne stimolano l'immaginazione, e non quando sono conclusi o finiti perché in tal caso lo trasformano banalmente in un fruitore -sosteneva Munari.

Nella nostra civiltà del fatturato -scriveva- quello che conta per i produttori è guadagnare sempre di più, anche approfittando dell’ignoranza altrui, guadagnare a tutti i costi, sfruttando gli altri. Ma siccome anche noi siamo gli altri per qualche organizzazione commerciale che ci vuole sfruttare; ecco che un popolo di furbi diventa un popolo di sfruttati. Un gioco ignobile. Un altro modo di progettare un gioco o un giocattolo è invece quello di considerare di produrre qualcosa che sia utile alla crescita individuale, senza naturalmente dimenticare un giusto profitto per l’impresa. Che cosa può essere utile, ci si può chiedere, alla crescita di un individuo in formazione come il bambino? 

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Nella nebbia di Milano, Da Lontano era un'isola, Nella notte buia

Anche nei libri per bambini nascondeva frasi di denuncia, come ne la Nebbia a Milano in cui tra le pagine spuntano scritte che invitano all'acquisto in una Milano in pieno boom economico:

Consumate, consumate, consumate di più!

Mai distruttivo, sempre volto ad aprire possibilità, sosteneva che i processi personali e collettivi che generano bellezza e leggerezza sono fondamentali, complessi e delicati, per distruggerli basta un attimo -ma per fortuna, anche se con l'aiuto esterno, tendono a rinascere in forme diverse.
Questo in parte anche perchè la cultura non è interessata alle etichette alta e popolare: semplicemente è viva e si trasforma.

Dal punto di vista editoriale è enorme il suo lascito: molti libri che oggi paiono innovativi, spesso sono figli di sue creazioni, o di esperienze a cui si è avvicinato in anni in cui un diffuso fermento attraversava l'Europa, e Milano, facendo pulsare una voglia di nuovo, una carica esplorativa e inventiva che sovente reinterpretava vecchi modelli oppure li contestava.

Curiosamente il suo primo passo nell’editoria per bambini e bambine lo mosse illustrando Aquilotto implume (1929), un romanzo di avventura per ragazzi finalizzato ad avvicinare i giovani alla fede littoria.

Munari iniziò a muoversi nella direzione aperta dal Futurismo che trattava il libro come oggetto e con Il Cantastorie di Campari ne rivoluzionò lo scheletro rilegandolo con una spirale di metallo, sulla scia di quanto nel 1927 Depero aveva già fatto rilegando con bulloni il Depero Futurista -questo il nome ufficiale del libro imbullonato.
Sempre muovendosi in ambiente futurista realizzò a quattro mani L’anguria lirica, un libro stampato in serigrafia su latta, con Tullio d’Albisola  che aveva già realizzato Parole in libertà futuriste olfattive tattili termiche in coppia con Filippo Tommaso Marinetti.
Nel 1935 il quarto lavoro editoriale: Tavolozza delle possibilità tipografiche, che, secondo Loredana Farina, a cui attingo per questa ricostruzione, è

quasi un manifesto degli sviluppi futuri di Munari: spirale metallica, zincografie, carte trasparenti e inserti apribili.

Nel 1936 Munari si cimentò con montaggi fotografici in bianco e nero e fustellature: la sua spinta innovativa nell’editoria per l’infanzia affonderà in queste sperimentazioni quando -divenuto padre nel 1940- inizierà a progettare con slancio libri per bambini e bambine.

Della sua esperienza di progettista e padre dichiarò:

dal ’43 al ’45 ho cercato di capire la sua (del figlio Alberto) natura, senza imporre quel che io credevo dovesse fare. È per quello che ora è contento e ha successo. È a questa sperimentazione in famiglia che devo anche i progetti e le idee dei libri per bambini. C’era tutta una zona inesplorata, nella quale ci sarebbe stato bene un libro anche per bambini che non sanno leggere – come i Prelibri che poi ho fatto: vedevo i tipici libri per l’infanzia, tutto testo, con poche illustrazioni al tratto, perché costava meno … Invece, con tutte le possibilità che offre l’industria tipografica – pieghe, carte, tagli, fori, fustellature – c’erano tanti altri modi di comunicare.
Ecco, il libro è fatto anche di comunicazione visiva, di comunicazione attraverso i sensi, oltre che con la parola e con la vista.
Un altro accorgimento che ho adottato e che ritengo fondamentale in questo settore, è che nei libri per bambini non ci deve essere il protagonista, perché il protagonista plagia il bambino. Nei miei libri il protagonista è il bambino stesso che guarda, che entra nella nebbia, che guarda la giraffa attraverso il buco della pagina – nel libro Chi è? Apri la porta –, che apre la porta: dentro i libri ci sono molti personaggi e molte storie semplici ma curiose, però nessun protagonista. È il bambino che si deve sentire protagonista.

Tanti i contributi fondamentali della ricerca munariana intorno all’oggetto libro, molti di essi saranno ripresi in altri approfondimenti (sui libri fotografici, sull'albo); rimanendo nel campo dei libri gioco-giocattolo desidero caldeggiare un'attenzione specifica su ciascuno dei titoli a seguire: nel 1949 Munari lanciò la sfida dei Libri illeggibili, nel 1954 pubblicò con Muggiani Nella notte buia, nel 1968 Nella nebbia di Milano e prese avvio la collaborazione con il pedagogista Giovanni Belgrano.
Tanti gli elementi che contraddistinguono questi lavori che diventeranno poi centrali nei libri gioco e giocattolo cartonati, a partire ovviamente dal progetto apripista de La Coccinella -di cui scriverò prossimamente- come: i buchi, l'alternanza di carte diverse, le finestrelle, pagine tagliate per comporre immagini mix-max.

É del 1971  Da lontano era un’isola, su cui tornerò. Dal  1972 iniziò a dirigere per Einaudi la collana Tantibambini.

Del 1979 sono I Prelibri che oggi sono spesso offerti a bambini di 6\9 mesi, al pari del cestino dei tesori di Elinor Goldschmied, sebbene siano stati immaginati per un’età successiva: 

Questi libretti, piccoli perché devono stare agevolmente nelle mani di un bambino di tre anni, potranno essere costruiti con materiali diversi, con rilegature diverse, con colori diversi naturalmente, e su ogni libretto ci sarà un unico titolo uguale per tutti: Libro. Il titolo sarà messo in modo che, comunque il libro sia preso in mano, risulti dritto. Quindi la copertina avrà il suo titolo e anche capovolgendo il libro si troverà un'altra copertina uguale su quella che di solito è detta la quarta di copertina.

Munari era ben attento a valorizzare l’educazione sensoriale attraverso molteplici vie:

Noi sappiamo che nei primi anni di vita i bambini conoscono l'ambiente che li circonda attraverso tutti i recettori sensoriali e non solo attraverso la visto l'udito, ma anche percependo sensazioni tattili, termiche, materiche, sonore, olfattive.

Bambini e bambine sono naturalmente attratti dall’esplorare con i sensi ciò che riescono a raggiungere, per questo l’assistente sociale psichiatrica Elinor Goldschmied  ha ideato il cestino dei tesori:

Maneggiando,  succhiando e rigirando in bocca gli oggetti, i bambini fanno scoperte relative al peso, alle dimensioni, alla forma, alla consistenza, al rumore, all’odore e, quando scelgono un oggetto, possiamo immaginare che si stiano chiedendo Cos’é?

É bene uttavia non trascurare lo scarto tra la maturazione delle funzioni necessarie per godere del cestino e de I Prelibri. 

Quando Bruno Munari immaginò che

si potrebbero progettare un insieme di oggetti che sembrano libri, materiali diversi per informazione visiva, tattile, materica, sonora, termica, ma tutti dello stesso formato come i volumi di un’enciclopedia, che però contiene tutto il sapere o perlomeno molte informazioni diverse

aveva in mente forma e contenuto in egual misura, dove per forma si intende sia l’insieme dei 12 libretti che la grande scatola libro che li raccoglie ordinatamente secondo un preciso e raffinato schema che ricorda la lezione montessoriana

L’adulto può presentarne una prima modalità d’uso, ma è il bambino a lavorarci ripetutamente, con modi spontanei, guidato dai propri interessi e da ritmi interni. 
Le varianti e i risultati saranno dunque suoi, non programmabili, ma non per questo meno significativi. Semmai, risulteranno ben più durevoli proprio perché dettati da motivazioni individuali.

Munari riprende dunque la lezione sulla mappatura sensoriale del mondo e la ripropone, con un andamento spiraliforme, ai bambini che abbiano almeno tre anni; la immagina infatti per persone con una manualità fine tale da consentire loro di sfogliare i libri e accedere ai racconti presenti al loro interno, non trascura nemmeno il principio dell’isolamento della qualità individuato da Itard come fondamentale per favorire la conoscenza del mondo materiale circostante attraverso i sensi  e ripreso poi dalla dottoressa Montessori che nelle proposte ha cura di far sì che

Ciascun elemento del materiale (sia) quindi un’astrazione materializzata della qualità stessa (grandezza, peso, colore, suono, peso, forma, etc.) ovvero la rappresentazione concreta di un concetto.

Il contenitore dei dodici libri è parte integrante de I Preilibri stessi, nonché un vero esercizio di meta-lettura giocosa e scientifica, sebbene frequentemente trascurato, spesso proprio in virtù di una proposta precoce.
La struttura propone tomboline che invitano i bambini ad abbinare ciascun libro a un posto determinato, riconoscibile attraverso il doppio canale del colore e della numerazione; tuttavia, in caso di errori, non subentrano problemi perchè non vi è varietà di dimensioni e forme.

Il posizionamento del libro costituisce un vero e proprio incastro e richiede una certa manualità, poiché non è sufficiente sovrapporre il libro sul proprio spazio, ma occorre individuare il giusto grado di inclinazione per inserire ogni libretto in una nicchia.
La ripetizione del gesto per i dodici libri, tiene conto del piacere innato entro il quale si rafforza l’acquisizione di una nuova competenza.
I prelibri sono in effetti una vera enciclopedia, come prometteva Munari, e sono felice di riscontrare che spesso vengono regalati ai neonati: il mio invito è a non avere fretta di proporli e aspettare invece che i bambini siano in grado di godere anche della scatola.

Se desiderate approfondire questo aspetto, potete leggere un articolo che ho precedentemente scritto per il blog dei Topipittori: Educazione sensoriale e prelibri.

Nel 1982 esce Ciccì Coccò, realizzato in coppia con Enzo Arnone , altro libro molto significativo nel panorama editoriale per l’infanzia, di cui scriverò a proposito dei libri fotografici. 

Nel 1993 realizza per Interflex  il Libro letto, una trapunta composta da sei cuscini sciolti (70x70) di diversi tessuti, bordati con frasi che consentono di riprodurre il gioco del MIX-MAX inercambiandone l’ordine, e così il lettore\attore è anche regista nel teatro libro che è anche letto.

Nel 1994 l’ultima pubblicazioni per l'infanzia: La favola delle favole, composto da 57 fogli (30x30cm), di cui alcuni fustellati, 15 illlustrazioni e delle mollette; è presentato così da Munari stesso:

I fogli trasparenti prendono il colore dei fogli colorati sui quali sono posati.
Il disegno fatto su trasparente apparirà sul fondo di colore che si vuole. Potrete, così, far volare l'uccellino rosso su un cielo azzurro, verde, nero, o su qualunque altro fondo, o addirittura, su qualunque altro disegno trasparente o no.
I fogli di carte colorata vanno interpretati e usati secondo il significato che gli si vuol dare: il verde può essere un prato, ma anche l'interno di una stanza dipinta di verde; il giallo può rappresentare il sole, un campo di grano, un fiore molto vicino e anche la polenta.
Potete aggiungere fogli di qualunque tipo di carta che troverete, fotografie, carta delle caramelle, nastri, una foglia strana e tante altre cose... fate voi secondo le vostre storie, sono molto curioso di vedere che cosa combinerete.

Il lettore è pienamente coinvolto e invitato a esprimere la sua dimensione autoriale.

 

Se interessato a organizzare con me un incontro sul tema, contattami per definire il programma insieme.
Qui alcuni spunti:
Giochi e letture a ispirazione munariana - Esercizi di pedagogia materiale
Prelibri e libri giocattolo - Libri da leggere con il corpo

Nei due corsi
Libri fotografici per bambini - rappresnetazioni d'infanzia 
L'ABC dell'albo illustrato - I meccanismi narrativi dei picturesbooks 
può essere concordato in quale misura concentrarsi sul lavoro di Munari.

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