• 07/10/2017

Elogio dell’infanzia

Quando il bambino era bambino,
camminava con le braccia ciondoloni,
voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente
e questa pozzanghera il mare.

Quando il bambino era bambino,
non sapeva di essere un bambino,
per lui tutto aveva un’anima
e tutte le anime erano un tutt’uno.

Quando il bambino era bambino
non aveva opinioni su nulla,
non aveva abitudini,
sedeva spesso con le gambe incrociate,
e di colpo si metteva a correre,
aveva un vortice tra i capelli
e non faceva facce da fotografo.

Quando il bambino era bambino,
era l’epoca di queste domande:
perché io sono io, e perché non sei tu?
perché sono qui, e perché non sono lì?
quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio?
la vita sotto il sole è forse solo un sogno?
non è solo l’apparenza di un mondo davanti al mondo
quello che vedo, sento e odoro?
c’è veramente il male e gente veramente cattiva?
come può essere che io, che sono io,
non c’ero prima di diventare,
e che, una volta, io, che sono io,
non sarò più quello che sono?

Quando il bambino era bambino,
si strozzava con gli spinaci, i piselli, il riso al latte,
e con il cavolfiore bollito,
e adesso mangia tutto questo, e non solo per necessità.

Quando il bambino era bambino,
una volta si svegliò in un letto sconosciuto,
e adesso questo gli succede sempre.
Molte persone gli sembravano belle,
e adesso questo gli succede solo in qualche raro caso di fortuna.

Si immaginava chiaramente il Paradiso,
e adesso riesce appena a sospettarlo,
non riusciva a immaginarsi il nulla,
e oggi trema alla sua idea.

Quando il bambino era bambino,
giocava con entusiasmo,
e, adesso, è tutto immerso nella cosa come allora,
soltanto quando questa cosa è il suo lavoro.

Quando il bambino era bambino,
per nutrirsi gli bastavano pane e mela,
ed è ancora così.

Quando il bambino era bambino,
le bacche gli cadevano in mano come solo le bacche sanno cadere,
ed è ancora così,
le noci fresche gli raspavano la lingua,
ed è ancora così,
a ogni monte,
sentiva nostalgia per una montagna ancora più alta,
e in ogni città,
sentiva nostalgia per una città ancora più grande,
ed è ancora così,
sulla cima di un albero prendeva le ciliegie tutto euforico,
com’è ancora oggi,
aveva timore davanti a ogni estraneo,
e continua ad averlo,
aspettava la prima neve,
e continua ad aspettarla.

Quando il bambino era bambino,
lanciava contro l’albero un bastone come fosse una lancia,
che ancora continua a vibrare.

 da Il cielo sopra Berlino (Wim Wenders, 1987)

/media/post/bqsqb38/1-2-655x1024.jpg
Maxfield Parrish, illustrazioni per L'età d'oro di Kenneth Grahame

Ogni società elabora un'immagine dell'infanzia che in parte la descrive e in parte introduce un modello ideale assunto a principio normativo, pertanto non esiste un'idea d'infanzia ma esistono tante idee d'infanzia quante sono le culture: l'infanzia è una costruzione biologica, sociale e storica.

La storia dell'umanità occidentale si configura come una storia dell'intolleranza spesso espressa con violenza anche legale contro i diversi e contro l'infanzia: Aristotele e molti suoi contemporanei consideravano saggia la selezione dei neonati gracili e sono passati secoli prima che si affermasse l'importanza pedagogica dell'amore.

Se il secolo breve ha affermato un'idea d'infanzia come epoca separata dall’adultità, nell'attuale secolo per molti versi stiamo regredendo a una indifferenziazione dei momenti di vita: molto spesso gli adulti si relazionano con bambini e bambine ignorando macroscopicamente i loro bisogni e la maturità psicofisica che hanno raggiunto, avanzando richieste inappropriate, sia in termini posturali, cognitivi , affettivi, sociali.

La letteratura, per fortuna fa il suo lavoro: pungola e illumina.

/media/post/bqsqb38/3-712x1024.jpg
Maxfield Parrish, illustrazioni per L'età d'oro di Kenneth Grahame

Vuoi contattarmi?