Quando Hitler rubò il coniglio rosa (When Hitler Stole Pink Rabbit) è un romanzo di Judith Kerr, pubblicato per la prima volta nel 1971, tradotto in Italia nel 1976 nella collana "BUR dei Ragazzi" dalla casa editrice Rizzoli (traduzione italiana di Maria Buitoni Duca).

È una storia in parte autobiografica, basata sui primi anni di vita dell'autrice.
Il romanzo restituisce al lettore il punto di vista dei bambini travolti dagli orrori, dà conto di come essi tentino -e fortunatamente spesso riescano- a costruire barlumi di normalità. Svela la ricchezza umana, fisica e psichica che i piccoli riescono ad attivare quando il mondo impazzisce. 

I protagonisti del romanzo, Anna (9 anni) e Max (11 anni), sono tedeschi e vivono a Berlino con i loro genitori, in una grande casa, sono di origine Ebrea, la loro vita scorre tra scuola, giochi con gli amici del cuore e una vita agiata.

La storia principia la settimana prima delle elezioni in Germania: il volto di Hitler svetta da numerosi cartelloni. 
Da un istante all'altro la vita della felice famiglia cambia: lo scomodo scrittore ebreo, avverso al nazismo, è costretto a fuggire immediatamente se non vuole rischiare il ritiro del passaporto. A breve anche Anna, Max e la madre lo raggiungono. Anna dapprima quasi considera una straordinaria avventura fuggire in silenzio: è una profuga, si accinge a impavide avventure ricche di novità. Ma ben presto la povertà,  i distacchi dal padre, il peso della "neutralità svizzera" che accoglie i perseguitati ma non li sostiene attivamente nella tutela dei propri diritti, impongono ulteriori spostamenti, dapprima in Francia, infine in Inghilterra.

Un libro uscito di recente tratta lo stesso tema con modalità e punti di vista diversi: Migranti, di José Manuel Mateo e Javier Martinez Pedro,traduzione di Ilide Carmignani, edito da Gallucci, Roma, 2013.

Una narrazione visiva che si dispiega a fisarmonica tra le mani del lettore attraverso antiche tecniche di disegno. Anche qui la migrazione è raccontata dal punto di vista di un bambino che fugge insieme a mamma e sorella dal proprio villaggio. Viene posta in lune la miseria che si lascia ma che tuttavia, con le sue certezza fa rimpiangere i luoghi di origine, per poi restituire al lettore cosa significa cercare il proprio padre, affrontare un viaggio denso di pericoli, arrivare in una città estranea che fa sentire vicini tutti gli stranieri in virtù dell'alienazione che provano. Anche qui il passaggio del confine segna una tappa ritmata da timore, attesa, battiti cardiaci accellerati.
Il libro ha vinto il New Hoizons Bologna Ragazzi Award 2012, un riconoscimento assolutamente meritato.

Doveroso citare il capolavoro di Shaun Tan, L'approdo, Elliot, 2008, in cui l'artista australiano di origini malesi, celebra un omaggio alla figura del migrante di ogni epoca restituendo meravigliosamente la sensazione di spaesamento che ciascuno prova nell'andare in luoghi sconosciuti.
Un albo senza parole.

Anche Teju e Ganesh, di Tejubehan viene pubblicato in casa Gallucci, quest'anno. Attraverso disegni e parole una ex bambina, ora donna, racconta il suo viaggio dalla povertà alla ricchezza interiore, per merito dell'arte e dell'amore.
Il libro è realizzato a Chennai, India, da un gruppo di artigiani locali mediante tecniche tradizionali: la copertina è stampata su carta naturale prodotta con stracci di cotone bianco, foglie, scarti di riso; integralmente stampato rilegato e stampato a mano (in serigrafia).

Un'altro capolavoro è Il libro della giungla a Londra, di Bhajju Shyam, in collana I cavoli a merenda per Adelphi sul cui sito si legge

Bhajju Shyam, innocente e timidissimo artista della tribù dei gond, è stato invitato a Londra per decorare gli interni di un noto ristorante indiano. Bhajju ha così lasciato per la prima volta il suo villaggio, decidendo che lungo la strada avrebbe disegnato tutto quello che lo colpiva, e raccontato con le sue parole perché.
Così è nato questo libro, che si può guardare come un quaderno di schizzi, leggere come un diario di viaggio o anche aprire a caso venendo immediatamente proiettati in un mondo ibrido e fatato, dove gli aerei diventano elefanti, le nevrotiche ragazze londinesi si trasformano in piccole dee kali e i pub della capitale sono alberi notturni affollati di pipistrelli. E scoprendo lungo il cammino, insieme a una città che credevamo di conoscere, il vero significato della parola incanto.

Vuoi contattarmi?