l'ambiente: un educatore silente

elementi di pedagogia implicita del mondo intorno a noi

Entrando in un ambiente, anche in assenza di persone, scopriamo molte cose senza che nessuno ce le spieghi: si intuisce che tipo di accoglienza viene praticata e quanto favorisca una condizione di agio, ciò vale nei servizi 0\6, nelle residenze assistite, nelle scuole, nelle biblioteche, nelle comunità educative e nei centri diurni come in ogni altro servizio alla persona, pubblico o privato.

Interrogando la disposizione degli arredi, le aree calpestabili, la qualità e quantità degli oggetti, intuiamo quali spazi sono vissuti spontaneamente, quali poco frequentati, se vi sia un rumore di sottostante oppure un piacevole sfondo, uno stile di regia cooperativa o direttiva, tempi di vita distesi o frenetici.

Vi sono scelte funzionali che raccontano le priorità del servizio: l'ambiente parla di sé e delle scelte progettuali che lo precedono, accade in tutti i servizi alla persona.

Nell’allestimento degli spazi sappiamo che è il particolare che conferisce unicità e valore, per questo dobbiamo stare attenti quando siamo tentati di velocizzare il reperimento di oggetti e complementi d’arredo, l’acquisto facile induce a privilegiare oggetti seriali, ponendo nuovi limiti: minor varietà, minor durata, scarsa personalizzazione, minor senso di intimità significano meno benesssere e conseguentemente più fatica.

In formazione invito i partecipanti ad andare alla scoperta dell’acqua calda, ovvero ad adoperarsi per risignificare le cose banali e avvalorare quel benessere e quel malessere tanto evidente da rischiare di essere trascurato: nelle pratiche socioeducative è basilare partire dall'ovvio per avviare percorsi trasformativi.

Le formazioni realizzate all'interno degli ambienti interessati permettono di sperimentare sul posto alcuni cambiamenti, ciò non toglie che si possa lavorare diversamente, se necessario, da remoto o in locali distaccati.


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