© Barbara Donati

Il bambino non sa far altro che vivere la propria infanzia, conoscerla spetta all’adulto
(
Henri Wallon)

Siamo abituati a prendere in considerazione lo sviluppo di una persona dal momento della sua nascita:  in realtà le esperienze maturate durante la vita intrauterina sono determinanti per ambientarsi nel nuovo mondo,  poiché sono le uniche forme di conoscenza di cui si dispone quando viene al mondo.
Chi si occupa di un neonato deve sapere quali e quanti cambiamenti sta affrontando, ma anche come sia dotato di strategie di adattamento che lo aiutano ad ambientarsi: non interferire con tali eventi naturali è molto importante, per questo dobbiamo curare una visione d’insieme della persona.

Le esperienze sensoriali che un bebè ha maturato prima di nascere -gli scivolamenti tra le superfici dell'ambiente intrauterino, le propagazioni dei battiti e dei movimenti degli organi materni, l’immersione nel liquido amniotico, luci e suoni filtrati dal corpo della madre, l'assenza di gravità-  costituiscono il bagaglio di esperienze con il quale  arriva in un mondo radicalmente nuovo, asciutto, spigoloso, in cui tutto lo risucchia verso il pavimento per effetto della forza di gravità: i suoni, i colori, le temperature lo investono direttamente, i confini sembrano svanire.

Per un neonato ritrovarsi in un mondo condizionato dalla forza di gravità,  quando l'intera esistenza invece era avvenuta senza percepirne l'influenza, è già una rivoluzione copernicana:  tutto cambia.

Vi sono poi altri cambiamenti radicali:  l'intero corpo attiva processi mai utilizzati prima,  ad esempio i polmoni iniziano a funzionare per attivare i processi respiratori,  e per fare ciò hanno bisogno di creare intorno a loro sufficiente spazio nel torace,  ecco perché i bambini sdraiati tengono spesso le braccia allargate sopra le spalle:  creano le condizioni perché i polmoni possano estendersi.  Anche l'intero apparato digestivo si mette in moto,  così pure i nervi ottici e ogni altra parte del corpo reagisce alle mutate condizioni ambientali.

Conoscere i processi naturali,  dettati da quel progetto genetico di cui ognuno è dotato, che è unico,  permette agli adulti che si prendono cura di un bebè  di comprendere come mai questa persona allunga incessantemente le gambe e i piedini, gira la testa,  compie micromovimenti del busto,  muove le braccia e le mani.

Conoscere lo sviluppo naturale nei primi anni dell'essere umano  è una precondizione necessaria per occuparsene professionalmente, solo conoscendo ciò che il bambino naturalmente è portato a fare può assecondarne in maniera rispettosa lo sviluppo e avviare con lui una relazione cooperativa. 

Lo sviluppo motorio è molto importante poichè il corpo è l’unico modo che abbiamo per comprendere la persona che abbiamo di fronte a noi, e rimarrà la via prevalente anche quando sarà in grado di parlare, poichè le posture, i movimenti, la rigidità o mollezza della muscolatura, la tensione, la fluidità o rigidità dei gesti ci permettono di capire quali funzioni sono già disponibili e quali capacità invece non sono maturate.

E poichè non è lecito chiedere a nessuno, men che meno a un bambino piccolo, di compiere azioni che non sarà in grado di compiere finquando non saranno mature le funzioni necessarie, allora conoscere lo sviluppo diventa un imperativo per rispettare le persone di cui ci prendiamo cura, avviando con loro una relazione di conoscenza all’insegna del rispetto.

Per queste motivi raccolgo esperienze e studi di alcune figure ( H. Wallon, E. Pikler, M. Montessori, E. Goldschmied, A. Szanto-Feder,  U. Strub  tra le altre) presentandole sotto forma di racconto.
Lo scopo è dare seguito alla loro tensione investigativa contrastando ogni forma di cristallizzazione dogmatica di metodi e approcci nati dall’osservazione dell’infanzia.
Attraverso una lettura integrata si riesce a cogliere quanto profonde siano le influenze tra le diverse acquisizioni in ambito motorio, affettivo, cognitivo che una persona compie nei primi anni di vita.

Conoscere bisogni e desideri di chi ci prendiamo cura è la base per farlo in maniera rispoettosa: il corso intende offrire strumenti per affinare lo sguardo.

 

 

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