prelibri ed educazione sensoriale

come interrogare la qualità di un libro e di un giocattolo per la primissima infanzia

I temi che il gioco si propone non devono avere altra ragione fuori di loro stessi. 

Si è potuta applicare al gioco la definizione data da Kant per l’arte: “una finalità senza fine”, una realizzazione che tende a realizzare soltanto se stessa. 

Appena un’attività diventa utilitaria e si subordina come mezzo a un fine, perde l’attrattiva e i caratteri del gioco. (...) Il gioco è senza dubbio un’infrazione alle discipline o ai compiti imposti a ciascuno dalle necessità pratiche della nostra esistenza, dalla preoccupazione della nostra situazione, della nostra persona. (Henri Wallon)

Se è vero, come lo è, che giocando s’impara, è altrettanto vero che nella sua declinazione più libera oggi il gioco è sotto assedio: la proliferazione di giochi e giocattoli presentati come didattici spesso disattende mal formulate promesse.

Nella comunicazione commerciale i riferimenti all'educazione sensoriale si sprecano, ma come distinguere allora proposte di qualità?

Effettueremo un percorso durante il quale ogni partecipante potrà elaborare un vademecum personale per dotarsi di buone domande con cui indagare in autonomia la coerenza tra promesse e progetto di un libro e di un giocattolo.

Teoria ed applicazioni si intrecceranno costantemente analizzando alcune espressioni felici, tra cui i libri de La coccinella, la produzione di Bruno Munari, i Wimmelbilderbücher, il lavoro di Katsumi Komagata, Tullet, Ponti, Tana Hoban, i libri mix-max, i pop-up.

A chi è rivolto:

bibliotecari, editori, librai, illustratori, educatori, coordinatori, insegnanti, psicomotricisti, pedagogisti, assistenti sociali e a chiunque si occupi di bambini 0-6 anni a titolo professionale, di studio o di ricerca.

 

Foto scattata durante un corso realizzato presso il Centro Nascita Montessori

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