”I giornali parlano di tutto, tranne che del giornaliero.
Quello che succede veramente, quello che viviamo, il resto, tutto il resto, dov’è?
Quello che succede ogni giorno, il banale, il quotidiano, l’evidente, il comune, l’ordinario, l’infra-ordinario, il rumore di fondo, l’abituale, in che modo renderne conto, in che modo interrogarlo, in che modo descriverlo?" 

(G. Perec, L’infra-ordinario, Bollati Boringhieri, 1994)

Cosa permette di “qualificare” un oggetto come meraviglioso?
Che ruolo gioca il tempo, lo spazio, la relazione in tutto ciò?

Ho sperimentato negli anni un percorso di formazione Le scatole delle meraviglie con operatori ed educatori di servizi per l'infanzia e per adulti.

Ho notato che prestare attenzione alla poetica delle cose banali, attraverso esperienze di gioco, contemplazione, parola, sprigiona intelligenze emotive che agevolano le relazioni e creano anche i presupposti per affrontare momenti di passaggio faticosi, come sono al nido quelli che precedono l'arrivo del pranzo in una fase della giornata in cui si sovrappongono diversi bisogni primari.
Questo accade perché le relazioni che prendono corpo intorno agli oggetti hanno una potenza generativa forte, capace di rinvigorire un clima di comunità.

Centrale nel percorso è l’interesse nel favorire esperienze di meraviglia personale, caratterizzata dalla magia delle piccole cose, muovendosi in una direzione alternativa all’effetto wow!  più effimero, tanto sollecitato dalla cultura del marketing -effetto che spesso ci lascia passivi per qualche istante, per poi scomparire senza lasciar traccia.

L'utilizzo delle scatole delle meraviglie è facilmente adattabile a esigenze diverse, sia in ambito educativo che sociosanitario con molteplici scopi.

Per approfondire:

Le scatole delle meraviglie

Oggetti, relazioni e noi: una proposta ecologica e pedagogica per ‘salvare il pianeta’

La stanza delle meraviglie, dove i ragazzi danno un senso alla loro vita

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