Henri Wallon Il movimento è universale

Il bambino non sa far altro che vivere la propria infanzia, il conoscerla spetta all’adulto.
(H. Wallon)

Henri Wallon (Parigi, 1879–1962) è una figura poliedrica: filosofo, psichiatra, pedagogista, assistette per anni l'istologo Jean Nageotte (1866-1948) negli studi sulla rigenerazione delle fibre nervose. 
Il suo nome è abbinato immediatamente alle emozioni, che indagò con una pionieristica visione biopsisociale: studiò infatti gli aspetti affettivi, cognitivi e motori della persona tenendo conto al contempo della natura e del funzionamento delle strutture fisiologiche, delle influenze ambientali e di quelle dell'educazione sulla formazione psicologica della persona.

Insegnò per un periodo filosofia al liceo, poi psicologia infantile alla Sorbona (1920).
Ritenendo che la psicologia fosse una scienza da investigare sul campo, aprì un consultorio medico-psico-pedagogico nel quartiere popolare di Boulogne-Billancourt (1927) e successivamente continuò a condurre le sue ricerche sull’evoluzione dei processi psichici nel bambino nel contesto concreto della pratica educativa nelle scuole, in particolare in aree parigine periferiche, socialmente e culturalmente povere.
Nominato professore di psicologia e pedagogia al Collège de France (1937), fondò  la rivista Enfance, per diffondere i risultati prodotti in ambito psicopedagogico (1948). 

Politicamente attivo, aderì al partito comunista nel 1942, prese parte alla resistenza e visse in clandestinità per fuggire alle persecuzioni naziste. Ricoprì per qualche settimana la carica di Segretario generale del ministero dell'Educazione nazionale (1944) e contribuì sostanzialmente ai lavori della commissione incaricata di riorganizzare il sistema scolastico francese, redigendone anche le conclusioni, note come progetto Langevin-Wallon (1945-47). 

Per la sua concezione dialettica dell'ontogenesi Wallon può essere accostato a Lev S. Vygotskij più che a Piaget: avevano infatti aderito entrambi al materialismo storico e dialettico, maturando una visione secondo la quale i processi psichici hanno un fondamento biologico continuamente plasmato dall’ambiente sociale e culturale. 

Secondo Wallon per capire l'uomo in tutte le sue trasformazioni occorre partire dalle interconnessioni tra le funzioni che complessivamente si mettono in moto: l'uomo è un sistema in permanente evoluzione e trasformazione. Il comportamento in ogni età è un sistema costituito da tutte le attività disponibili in questo momento: se delle funzioni sono disponibili è perché sono mature, se non sono mature, non sono disponibili. L’adulto deve  tener conto delle reali possibilità che un bambino ha di agire, non può accompagnarlo nella crescita senza tener conto del livello di maturazione che ha e di quali funzioni rende disponibili.
Wallon coltivava una visione muldimensionale della persona, ponendo attenzione alla complessità della persona, all'origine del carattere, alla strutturazione della personalità, riconoscendo che l’attitudine di domanda si determina nella capacità di muoversi, nella capacità e libertà di ottenere ciò che vuole, nella maturità fisica\motoria, ovvero è in relazione all'età mentale: l'attività autonoma e libera permette questa esplorazione. 

Con il suo approccio muldimensionale e interdisciplinare, Wallon pose l'emozione al centro dei suoi studi sullo sviluppo  in un'epoca in cui l'emozione era considerata come un disturbo (risalgono al 1924 le sue prime pubblicazioni sul tema). Durante le due guerre la relazione mamma\bambino è stata molto indagata, e con essa l’idea dell’altro: Wallon si chiese di quale altro avesse senso parlare in riferimento al bambino piccolo: all’epoca la psicologia riconosceva nell'altro la madre, anche perché il bambino era valutato in relazione a ciò che gli mancava per essere adulto. Differenziandosi da questa concezione dell’infanzia, Wallon riprese il lavoro dello psicologo e filosofo Pierre Janet (1859-1947) considerato un precursore della psicanalisi secondo cui l’altro è l'altro io con cui discutiamo incessantemente. Wallon sviluppò questa ipotesi postulando che l’altro c'è dall'inizio, ed è concretamente presente, non metaforicamente, come diceva la psicoanalisi.
Proseguendo su questa linea di ricerca Wallon ipotizzò che l’altro è presente fin dagli esordi della vita intrauterina, e che la dialettica psichica contribuisce a organizzare la percezione del bambino fin dagli inizi perché l'unità non è elementare, ma multipla, sempre dialettica: gli elementi sono un'astrazione mentale, dato che ogni volta che si cerca l’unità minima se ne trova una più piccola (anche nel protone). 
Secondo Wallon esiste uno sviluppo della sensorialità intrauterina, una memoria organica che lascia una traccia (dei rumori, delle vibrazioni, dello scivolare nel corpo della madre, …). In questa fase non esiste dentro\fuori, io\mamma, tutto è indistinto, fuso e confuso. Man mano che il processo di sviluppo avanza, inizia a svilupparsi una sorta di condensazione, un Io, che si differenzia dall'altro: interno ed esterno è ancora indistinto e compresente, fin quando non si raggiunge una struttura sufficientemente sviluppata per percepire la differenza tra interno ed esterno: la possibilità di avere una parte più densa e una più esterna di sé è un movimento che si attua attraverso un meccanismo di introiezione e proiezione (le proiezioni sono necessarie per andare a conoscere l'esterno, anche da adulti). In questo incessante scambio si crea una sorta di socio interno che permette al bambino di ipotizzare l'altro, anche la stessa madre: è un meccanismo istintivo, al contempo biologico ma anche sociale.

A differenza di Piaget, secondo il quale il movimento è finalizzato per consentire un’azione sulle cose, Wallon ha ipotizzato che esso fosse una sorta di organizzazione posturale che si attua attraverso la funzione tonica (contrazione e distensione, necessaria anche per mantenere una postura) e clonica (per aggiustare la tensione al movimento desiderato).
Secondo Wallon la prima funzione muscolare è tonica: il bambino può essere rigido o rilassato; molto prima che la funzione del tono muscolare abbia uno scopo di movimento-oggetto-rumore serve quindi per connettersi con l'altro, che a sua volta può così riconoscere se è rilassato, teso, a proprio agio, scomodo, e intervenire per prendersene cura. Le sfumature toniche passano per lo sguardo dell'altro e sono la radice della comunicazione: il movimento è quindi l’unico strumento che abbiamo per leggere il suo stato psichico.
La dialettica permette di avvicinare le interrelazioni dei fenomeni e il loro divenire aprendo la possibilità di conoscerla progressivamente attraverso le caratteristiche del suo funzionamento, in un processo complesso, non terminato e non terminabile.

Il movimento è universale: non esiste nulla nell'universo che non si muova, quando stiamo immobili tutte le nostre cellule sono in tensione per garantire stasi, anche le montagne sono in continuo movimento e gli elementi che le compongono.

L’adulto nel prendersi cura del bambino deve tener conto della sua sensibilità enterocettiva, propriopercettiva ed esterocettiva. Il bambino piccolo è completamente avvolto nelle sensazioni enterocettive e le propriopercettive iniziano nei primi giorni di vita (inizia a percepire il movimento dei muscoli degli occhi ad esempio nei primi giorni). Le esterocettive lo impegnano ed egli vi si applica con serietà: appoggiato nel letto muove le gambe e le braccia, e sbadiglia. 

Wallon osserva che potersi muovere è causa e condizione di gioia: ostacolare il movimento erode benessere e favorisce l'accumulo di tensioni. Per tale motivo fin dai primi giorni di vita il bambino deve essere accolto in condizioni che favoriscano un movimento spontaneo: il letto deve garantire lo spazio per esercitare i movimenti che arrivano spontaneamente favorendo diverse esperienza di equilibrio. 
I movimenti spontanei dei primi giorni sono importanti per le sensazioni propriopercettive ed entrerocettive favorendo acquisizioni fondamentali per la progressione e quelle successive. La tendenza a contenere il bambino, per ricreare condizioni analoghe a quelle intrauterine è dannosa, poiché i bisogni sono cambiati in relazione all’ambiente.

Wallon in pillole

Si deve sempre porre attenzione a ciò che il bambino sa fare, non cercare se sa già fare cose che noi reputiamo importanti.

Non puoi diventare qualcosa di diverso da ciò che le tue condizioni interne consentono che tu diventi, così come non puoi svilupparti secondo le tue possibilità se l'ambiente esterno è oppositivo, quindi: compito dell’adulto è favorire un naturale sviluppo e premurarsi di non chiedere al bambino qualcosa che non è in grado di fare.

L'uomo è un sistema in permanente evoluzione e trasformazione. Il comportamento in ogni età è un sistema costituito da tutte le attività disponibili in questo momento: se delle funzioni sono disponibili è perché sono mature, se non sono mature, non sono disponibili. L’adulto deve  tener conto delle reali possibilità che un bambino ha di agire, non può accompagnarlo nella crescita senza tener conto del livello di maturazione che ha raggiunto e delle funzioni disponibili.

Il movimento è universale

La complessità universale è frutto della concatenazione dei vari fenomeni tra loro (tutto ha a che vedere con tutto) che sono naturalmente in conflitto\tensione\opposizione;  ciò vale anche per il bambino che attraversa diverse situazioni maturando plurime percezioni di sé: è esplorando dialetticamente le diverse contraddizioni matura la conoscenza di sé e dell’altro. 

[le fonti sono: appunti personali presi in vari seminari tenuti dalla Prof.ssa Myrtha Hebe Chokler, e dalla Prof.ssa Agnès Szanto-Feder; schemi elaborati dai testi di Henri Wallon: L'evoluzione psicologica del bambino; Le origini del pensieri 1-2]


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