Johann Heinrich Pestalozzi

La prima ora dell'apprendimento è l'ora della nascita.  Dal momento in cui i sensi del fanciullo possono ricevere le impressioni della natura,  la natura lo educa.
È una grande forza quella di saper attendere senza impazienza che tutto maturi.
(J.H. Pestalozzi)

Johann Heinrich Pestalozzi (1746 -1827) fu un uomo di pensiero e azione: pedagogista, filosofo, riformatore,  attivamente impegnato politicamente.

Georg Friedrich Adolf SchoenerOrfano di padre fin dai sei anni di età fu cresciuto dalla madre e dalla governante Bàbeli.
La moglie Anne Schulthess ebbe un ruolo fondamentale in tutte le sue imprese: senza il suo contributo non avrebbe potuto probabilmente realizzare i suoi progetti. Con lei si cimentò nell’impresa di un’azienda agricola a Neuhof, ma fallì miseramente a causa di una disastrosa gestione economica e per l’inesperienza di entrambi, lacune che determinarono anche il fallimento della sua riconversione in comunità per bambini abbandonati.

Pestalozzi si dedicò a questioni etiche, educative e sociali, esaminando congiuntamente le cause che portano l’umanità, e i governi, a disinteressarsi della popolazione afflitta dalla povertà, dalla crisi della famiglia, o da piaghe come la prostituzione, le dure condizioni di lavoro e l'infanticidio.
Negli anni di Neuhof scrive Mie indagini sopra il corso della natura umana nello svolgimento del genere umano, che trovano larga ispirazione nei dialoghi con Fichte, come pure nella lettura dei testi di Kant.

Il  romanzo sociale in 4 parti, Leonardo e Geltrude, al quale Pestalozzi tornerà lungo l’intero corso della sua vita, gli attira  una grande attenzione da vari paesi: qui si dedica all’analisi della natura umana e alla sua tendenza a privilegiare l’interesse personale anziché collettivo: il maestro aveva fede nel potere dell’educazione che, attraverso l’amorevolezza può contrastare tale tendenza.

Per Pestalozzi il modello educativo per eccellenza è quello familiare: nel corso delle quattro parti in cui si articola l’opera, illustra modelli di esperienze virtuose a partire dalle mura domestiche, passando poi dal buon governo del  potestà e infine si dedica a come dovrebbe attuarsi una buona amministrazione da parte del sovrano.

La sua fama e il suo attivismo politico -che tra vicende alterne lo vedrà impegnato negli anni- gli cagionano la nomina a  cittadino onorario della Convenzione, l'assemblea esecutiva e legislativa in vigore durante la rivoluzione francese. Anche l'istituzione della Repubblica elvetica, che sotto l’influenza della rivoluzione francese segnò l’inizio della modernizzazione del paese, valorizzò il lavoro del Pestalozzi affidandogli la direzione dell'orfanotrofio di Stans fino alla sua chiusura, a causa della guerra, nel 1799.

Successivamente,  con l'aiuto della moglie e di Hermann Krüsi, aprì una scuola nel castello di Burghof, città in cui aveva ottenuta una cattedra: è da qui le sue idee iniziarono a circolare in tutta Europa, ed è qui che si trattenne fino a che il governo di Berna non la chiude nel 1803. 

Trasferitosi  nella scuola di Münchenbuchsee entrò in conflitto con il direttore e decide di spostarsi nuovamente aprendo una scuola-convitto a Yverdon, in cui si adoperò per quasi venti anni (1805-1824) nell’intento di perfezionare il suo modello, attirando visitatori da tutta Europa, tra cui Fichte, Andrew Bell (il pedagogista che esercitò una forte influenza su Pestalozzi con il mutuo insegnamento) e Fröbel, che per alcuni anni vi si trattenne come insegnante. 

Un rapporto negativo redatto da padre Girard nel 1809sulla qualità del lavoro svolto da Pestalozzi e varie incomprensioni con alcuni collaboratori,  determinarono l’inizio di una lunga crisi che orientò il maestro verso una maggior fiducia nelle cure materne piuttosto che scolastiche -scrisse di questo spostamneto nel suo testamento, il Canto del cigno, dove analizzò le sue esperienze educative a Neuhof, Stans, Burgdof e Yverdon. 

Pestalozzi in pillole

  • La natura inferiore dell’uomo, dominata da istinti e passioni animalesche, è perfettibile attraverso l'educazione.
  • L’educazione si attua con amorevolezza, lucidità e favorendo esperienze concrete attraverso alcuni stadi evolutivi: naturale, sociale, morale.
  • L'ambiente  educativo , anche quando istituzionale, deve fare proprie certe caratteristiche dell'educazione familiare.
  • L'educazione è una finalità etica, resa urgente anche dallo stato di abbandono materiale e morale di molti fanciulli, anche in ragione della guerra e degli allontanamenti operati dalle stesse famiglie.
  • Ogni bambino deve potersi sviluppare attraverso esperienze significative nel proprio contesto.
  • Il bambino apprende dapprima per intuizione.



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