Maria Montessori Accompagnare nella crescita

Vi sono direttive meravigliose nel bambino in se stesso, che lo fanno agire senza il nostro aiuto e la nostra continua guida

Di Maria Montessori (Chiaravalle 1870– Noordwijk 1952) ci sono pervenute notizie relative all'infanzia attraverso i preziosi scritti paterni, che documentano accuratamente varie informazioni sulla crescita e sullo sviluppo dell'unica figlia.

I genitori, istruiti e favorevoli all'unità d'Italia, si trasferirono a Firenze per un paio d'anni e poi a Roma, divenuta capitale, dove Maria crebbe e studiò. La bambina non brilla durante le scuole elementari ed inizia invece ad appassionarsi allo studio intorno agli undici anni, mostrando una particolare propensione verso l'arte drammatica e ben presto anche per le materie scientifiche.

Si rivela precocemente come una ragazza curiosa e volitiva. Superando numerosi ostacoli ottenne di iscriversi alla Facoltà di Medicina di Roma, come poche altre donne prima di lei avevano fatto, riuscendo a laurearsi nel 1896.

Oltre ai corsi di batteriologia e microscopia segue il corso di ingegneria sperimentale, pediatria, malattie delle donne e degli uomini. Brillante studentessa, si aggiudica dapprima un premio di mille lire per un lavoro in patologia generale, poi un posto di "aggiunto in medicina" degli ospedali e il conseguente diritto di entrare nella Società Lancisiana riservata ai dottori e professori degli ospedali di Roma. Eccellendo in igiene, psichiatria e pediatria si orienta sempre più coerentemente verso la ricerca sperimentale, sia di laboratorio che di osservazione all'interno del manicomio di Monte Mario (Roma). Discute la tesi di laurea il 10 luglio del 1896.

Attratta dalla nascente psichiatria, si dedica insieme ad altri giovani colleghi - Sante De Sanctis, Giuseppe Montesano e Clodomiro Bonfigli - a studiare i comportamenti dei bambini con handicap, allora chiamati oligofrenici - richiamando l'attenzione scientifica sui loro bisogni educativi, oltre che medici. E' per approfondire le proprie conoscenze su quanto sperimentato in altri ambiti che Maria Montessori intraprende dei viaggi studio-lavoro all'estero, alla volta della Francia e dell'Inghilterra, viene così in contatto con i lavori di Itard - e dei suoi tentativi di rieducare il bambino “selvaggio” trovato a nove anni nelle montagne dell’Aveyron- e di Eduard Séguin con i ragazzi “idioti”.

Attiva anche sul versante femminista, anima molte iniziative romane e rappresenta l'Italia al Congresso Femminile di Berlino nel 1896, con un itervento rimasto celebre sul diritto alla parità salariale tra donne e uomini. Successivamente partecipa al Congresso Femminile di Londra (1899).

Maria Montessori matura la convinzione che l’educazione dei sensi è la via maestra per potenziare le capacità mentale ed inizia a progettare materiali specificatamente pensati per rispondere ai bisogni e alle capacità espresse dai bambini con difficoltà.
Nel 1898 partecipa al congresso pedagogico di Torino, dove illustra i risultati prodotti dalle sue prime innovative ricerche. Spostando la sua attenzione in ambito pedagogico si dedica all'approfondimento dell'antropologia e nel 1904 consegue la libera docenza in questa disciplina.

Nel 1906 Maria fu contattata dall’ingegner Talamo, un imprenditore illuminato che aveva recuperato un quartiere periferico di San Lorenzo, a Roma, ponendo grande attenzione sia a fattori igienico-sanitari che estetici, motivo per cui vuole salvaguardare i palazzi dall'impatto che avrebbero gruppi di bambini abbandonati a loro stessi mentre i genitori si assentano per lavoro. L'ingegnere si dimostra sia lungimirante che rispettoso di una assoluta autonomia progettuale ed esecutiva della Montessori, mettendole a disposizione locali ampi, luminosi, sani e strategicamente interessanti in via dei Marsi 58: finalmente si presenta l'occasione di verificare se il lavoro svolto sui bambini gravemente compromessi da condizioni di salute può sortire effetti significativi anche su bambini sani.

Con un approccio rivoluzionario la Montessori arreda la “casa dei bambini” con mobili a loro misura, gradevoli e armoniosi per forma e colori, in cui rendere accessibili i materiali da lei elaborati nel corso degli anni e continuamente integrati con nuovi.
Supportata da una giovane assistente, inizia a dare vita a un ambiente incentrato sul rispetto delle capacità del bambino contribuendo a definire un nuovo approccio educativo, che vede l'adulto sullo sfondo con un ruolo di regia, Maria Montessori osserva i bambini ed evidenzia come sappiano concentrarsi sulle attività liberamente scelte.

Il clima sereno, pacifico, ordinato, armonioso che si respira nella casa la porta all'attenzione internazionale anche in virtù del fatto che la Montessori, medico e ricercatore, riesce a mantenere costantemente l'attenzione su dati di realtà, senza enfatizzare romanticamente il significato di aspetti centrali quali l'assenza di rimproveri, il piacere espresso dal bambino nel contribuire alla buona manutenzione dell'ambiente comune, l'utilizzo dei materiali sensoriali.

Il suo lavoro pone al centro dell'attenzione i bambini in età compresa tra 2 e 6 anni, evidenziando peraltro la fondamentale importanza dell'atteggiamento degli adulti per favorire la fioritura di queste competenze. Abbandonata la professione medica la Montessori sposta il suo impegno nella formazione degli adulti per contrastare l'uso di azioni ed atteggiamenti mortificanti per favorire invece la valorizzazione delle capacità.
In occasione del primo corso di specializzazione nel 1909 pubblica Il metodo della pedagogia scientifica, che viene presto tradotto e accolto con attenzione favorevole in tutto il mondo.
Maria Montessori riconosce presto come la compresenza di età bambini di diversa età funga da regolatore di azioni di cura e supporto reciproco tra i bambini.

La proposta montessoriana si diffonde in Italia e nel mondo grazie a una incessante attività di formazione e comunicazione, approdando a Milano, e in paesi europei come Olanda, Norvegia, Francia, Inghilterra, Svezia, Spagna, Russia, per poi raggiungere anche altri continenti: Stati Uniti, Sud America, Asia.
Attualmente nel mondo sono stimate esserci 22.000 scuole Montessori di ogni grado (nidi, materne, elementari, medie e superiori).
Tra gli anni Venti e i Trenta fioriscono numerose scuole nel mondo, iniziando così anche a richiamare le critiche di una parte del mondo cattolico, di certe formazioni di sinistra e -dopo una iniziale attenzione favorevole di Mussolini- anche del fascismo, e le altre dittature in Germania, Russia, Spagna e Portogallo che ne impongono la chiusura.

La Montessori sceglie di non asservire il suo lavoro al fascismo e fugge nottetempo in Olanda, poi si sposta in India, ricavandone una grande impressione, tanto da decidere di rimanervi durante l'intero secondo conflitto mondiale per sperimentare in una scuola multiculturale di Kodaikanal un progetto di “educazione cosmica” destinato ai bambini della scuola elementare. In nome di questa sua fermezza e attività a difesa della pace che viene candidata al Premio Nobel della Pace (dapprima nel 1949 e poi ancora nel 1950), ahimè senza ottenerlo.

Successivamente si dedica prioritariamente a studiare i bisogni e le capacità del neonato e del bambino nei primi tre anni: attualmente il suo sforzo in tal senso vede un degno prosieguo presso il Centro Nascita Montessori.

Sulla sua tomba è scritto, in italiano: 

Io prego i cari bambini, che possono tutto, di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo

Le buone pratiche educative constano di un'azione capace di ripensarsi, correggersi e contestualizzarsi nel qui e ora di ogni singolo bambino, ragazzo o adulto, nel rispetto delle sue capacità e dei suoi desideri.
Lavorare seguendo l'insegnamento montessoriano significa mettere il rigore proprio dell'osservazione, della metariflessione e della sperimentazione a servizio di un approccio che va a significare le azioni senza temere i cambiamenti, i tentativi, gli errori, posti in essere per meglio accogliere la ricchezza individuale che ciascuno porta.

Maria Montessori in pillole

La pratica continua dell’osservazione è indispensabile per l’esplorazione del mondo infantile, sia per superare visioni precostituite, che per riconoscere le progressive scoperte delle competenze del neonato (come la capacità di autoregolarsi, di esplorare attivamente, di concentrarsi, di trovare soluzioni originali e autonome, di accendere precocemente relazioni sociali). Il distanziamento riflessivo che ne consegue (...) apre all’ascolto, all’empatia, alla sintonizzazione degli stati d’animo propri e degli altri.

Elementi della buona educazione sono un ambiente pensato, la co-costruzione di relazioni rispettose dei tempi e dei ritmi dei bambini, l'offerta di risposte adeguate a bisogni presenti.

Il neonato fin dalla nascita possiede una mente assorbente e ha le competenze necessarie per entrare in relazione con il mondo: le sue guide sono interne, i cosiddetti periodi sensitivi del movimento, dell’ordine e del linguaggio.

La formazione dell’educatrice è uno degli aspetti qualificanti l'educazione, necessaria affinché ponga al centro del suo interesse il bambino, ascolti le sue richieste ed eviti l’autoreferenzialità, finendo per prestare attenzione alle proprie aspettative o i propri criteri di apprezzamento o svalutazione anziché cogliere ogni aspetto della diversità e della originalità individuali.

L’attenzione deve essere posta alla globalità della persona, contro ogni divisione astratta del tipo soma e psiche, nutrimento e sensorialità, parola e movimento, apprendimento e gioco e così via.

É compito dell'adulto curare l’ambiente e un’appropriata offerta di materiale per sostenere lo sviluppo del bambino secondo le sue personali crescenti possibilità di essere attivo e autonomo, favorendo da subito la libera scelta e la presa diretta dell’oggetto, senza intermediari, studiando le opportune varianti di ogni tipo di attività che i bambini mostrano di prediligere (infilare e sfilare, aprire e chiudere, riempire e svuotare...) e le relative possibilità di autocontrollo, che sono precocissime.

Il non intervento, la non interruzione di fronte a ogni ripetizione spontanea di un’azione- dal solo guardare all’agire- avvalorano ogni segnale di concentrazione, di autonomia e di indipendenza nel rispetto dei tempi e dei ritmi di ciascuno per favorire il principio montessoriano “Aiutami a fare da solo”.

Per approfondimenti sul lavoro del Centro Nascita Montessori l'intervista in due parti da me raccolta:
Il Centro nascita si racconta: prima parte - seconda parte

 


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