La paura dell'errore condanna l'umanità a una vita di surrogati, alimenta un avvitamento su quanto è conosciuto e quindi percepito come rassicurante in virtù della sua prevedibilità. 

Degli errori non si parla quasi più, anche nei casi di studio si privilegiano i successi.
Paradossalmente la dimensione dello sbaglio è sparita, sia nella dimensione privata che professionale.

I social radicalizzano l'esposizione dei propri e altrui successi, in una logica di mutuo sostegno mediatico disciplinata da precise regole.

L'errore è un nuovo tabù: svuotato di ogni valenza generativa finisce per essere talvolta esibito strumentalmente solo per svelare quanto geniale fosse l'idea rimasta incompresa.

Riabilitare l'errore e la sua potenza generativa è basilare: un rapporto equilibrato con lo sbaglio ha in sé una spinta pacificante e liberatoria, errare apre porte a grandi scoperte.

Per ridimensionare la paura dell'errore premia investire su un pensiero plurimo, animato da domande aperte a più risposte che introducono più possibilità di sviluppo: così 'imprevisto può diventare un'occasione da festeggiare.

Il dialogo sull'errore può essere condotto a più voci: in occasione di HAI VISTO UN RE? ne ho parlato insieme al sociologo Stefano Laffi a partire da oggetti che abbiamo eletto ad icona di errori personali o celebri, passati alla storia per ciò che hanno insegnato e le vie che hanno aperto.

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locandina dell'incontro tenuto con Stefano Laffi in occasione della HAI VISTO UN RE?, Milano, 2018

immagine: dettaglio di Mitsumasa Anno

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