© Daniela Iride Murgia

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Presente e passato hanno prevalso nei luoghi educativi e di parola: è di questi mesi un'inversione di tendenza, il futuro torna a essere una parola chiave di festival e appuntamenti culturali, in parte grazie allo slancio di alcune voci giovani, capaci di muovere l'attenzione mondiale, Greta Thumberg su tutte.

I cittadini più giovani, quelli che non hanno diritto di voto, sono scesi in piazza per far sentirela loro voce, le priorità che hanno, ciò che non sono più disposti a sopportare: è il momento di prestare attenzione a cosa possono insegnarci.

Durante l'infanzia è naturale porre domande, si disimpara crescendo, attraverso le reazioni spesso disincentivanti degli adulti e con metodi di verifica a risposta multipla ormai presenti nei percorsi di studio di ogni ordine e grado: coltivare le domande e riconoscerne la valenza generativa è un compito al quale noi adulti non possiamo sottrarci. Crescendo abbiamo disimparato a formulare domande capaci di contemplare ventagli di risposte, preferendo la misurabilità e il controllo delle risposte chiuse.

Buone domande portano spesso a tante risposte, occorre imparare a gestire la complessità e la mutevolezza.

Ascoltando le conversazioni dell'infanzia e dei giovani, osservando come quante variabili mettono in atto nelle loro relazioni, si impara che i tempi delle acquisizioni spesso sono imprevedibili, rispondono a leggi invisibili agli occhi: raramente una comunicazione esterna ha il potere trasformativo di un sapere costruito attivamente, allora è importante imparare a riconoscere le domande che animano il loro fare incessante, per farne tesoro.
Muoviamo un passo verso un futuro cooperativo.

Esercizi di futuro possono essere realizzati ad una o più voci in relazione alla tipologia di taglio che si desidera dare: è possibile concordare un incontro con una conduzione mutidisciplinare così come è possibile pattuire i termini della partecipazione da parte del pubblico.

Per approfondimenti:

Adolescenti vs adulti

Cosa farai da grande?

 

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