Jean-Claude Mourlevat

ALMA (2021)

Lo scrittore francese Jean-Claude Mourlevat è nato ad Ambert il  22 marzo 1952.

É cresciuto con i cinque fratelli in una fattoria  senza libri finché, nel settembre 1962, non raggiunge i più grandi nel collegio del liceo Blaise Pascal di Ambert dove rimane fino alla maturità: le regole della scuola erano dure, gli insegnanti erano severi ed egli aveva costantemente nostalgia di casa. Era infelice. Più di una volta ha affermato che la letteratura è diventata la sua salvezza. La sua prima importante esperienza di lettura fu Robinson Crusoe di Daniel Defoe, per lui è stato come sentire una voce che parlava direttamente a lui  provenire dalle pagine. Mourlevat ha definito Il castello di Franz Kafka il libro della sua vita.

Successivamente si sposta a Strasburgo, Tolosa, Stoccarda, Bonn e Parigi…
Nel 1976 consegue il CAPES in tedesco inizia ad insegnare, dapprima al collegio di La Bourboule (Alvernia), poi ad Amburgo (Germania), infine al collegio di Cany-Barville (Normandia) dove rimane per cinque anni. Dell'insegnamento a un buon ricordo, era felice di ciò che faceva,  insegnava con entusiasmo.
Durante le vacanze viaggiava da solo, con il suo zaino, ha attraversato così gli Stati Uniti, il Centro e Sud America, l'India.
Nel 1986 si è preso un periodo di pausa per seguire una formazione teatrale a Parigi, capendo così di apprezzare particolarmente il teatro dei clown: nel 1987 debutta da solista con un suo spettacolo rivolto a un pubblico giovane: Anatole.
Nel 1990 si ritira dall'insegnamento e si stabilisce nella regione di Saint-Étienne, dove ancora vive.
Nel 1996 un amico attore chiese a Jean-Claude Mourlevat di scrivere delle storie per uno spettacolo: tre su cinque vennero pubblicate nel giro di un anno.

Nel 2021 viene nominato vincitore dell'Astrid Lindgren Memorial Award( ALMA) con la seguente motivazione

Jean-Claude Mourlevat è un brillante rinnovatore delle tradizioni fiabesche, aperto sia alle difficoltà che alla bellezza. Il tempo e lo spazio sono sospesi nei suoi mondi immaginari, e i temi eterni dell'amore e del desiderio, della vulnerabilità e della guerra sono ritratti in una prosa precisa e onirica. Il lavoro sempre sorprendente di Mourlevat fissa il tessuto dell'antica epopea su una realtà contemporanea.

Quanto segue è un adattamento dal testo scritto dalle giurate Boel Westin and Lena Kåreland in lingua inglese

Jean-Claude Mourlevat  traendo ispirazione dalla tradizione letteraria, crea mondi che sono completamente suoi, raccontando storie piene di svolte inaspettate e risoluzioni impreviste. Il suo lavoro riccamente diversificato si rivolge non solo ai bambini e agli adolescenti, ma anche agli adulti. Scrive romanzi di critica sociale, ma attinge principalmente dal mondo della fiaba, della favola, del fantastico e della fantascienza. Ha scritto anche opere autobiografiche e documentaristiche, ma la sua  scrittura epica prevale sul resto, poiché crea mondi immaginari che sono completamente suoi, attingendo a venerabili tradizioni letterarie per creare nuove storie piene di sorprese, svolte inaspettate e risoluzioni impreviste. Cancella i confini del genere pur conservando sempre una connessione con un mondo contemporaneo che vediamo, attraverso i suoi occhi, sotto una nuova luce fresca. Il classico conflitto fiabesco tra l'oscurità e la luce è un elemento importante nei romanzi di Mourlevat, ma le sue battaglie tendono a svilupparsi in modi inaspettati e ad avere finali imprevedibili. Il coraggio, l'abnegazione e la solidarietà sono messi alla prova dal male, dalla barbarie e dalla guerra. Per Mourlevat scrivere ciò che viviamo può contribuire a combattere l'oblio e accompagnare il lavoro necessario per forgiare un'identità.

Le sue storie sono spesso ambientate in luoghi e tempi incerti. A volte sembra di essere in un mondo medievale, secoli prima dell'industrializzazione e della moderna società digitale: un mondo senza mezzi di trasporto moderni, come automobili, treni e aerei; un mondo senza computer o cellulari. Riconosciamo le ambientazioni simboliche della fiaba - la foresta, le montagne, il mare - ma Mourlevat riempie i loro contorni solitamente vaghi con dettagli realistici. Spesso evoca desolati paesaggi invernali di freddo penetrante, montagne coperte di neve e venti sferzanti.

I suoi personaggi sono spesso abbandonati, senza genitori e vulnerabili. Devono forgiare un futuro per se stessi. Il viaggio o il pellegrinaggio è una caratteristica comune delle sue storie che solitamente accompagna un significato simbolico.
Il cammino di un giovane può essere quello dell'iniziazione, un passaggio alla vita adulta, esprimere un temporaneo taglio dei legami per
una necessaria rottura con la realtà che è parte di un processo di maturazione in cui l'isolamento favorisce l'espressione di domande esistenziali.
Nei libri di Mourlevat, dove i giovani affrontano la realtà spietata, la sofferenza, la separazione e la morte, un finale felice o armonioso non è garantito.

La scuola, in particolare il collegio, è un ambiente in cui Jean-Claude Mourlevat è tornato spesso. Di solito ritrae le scuole come istituzioni quasi simili a prigioni, ma non sempre e non solo a tinte fosche.
Nei mondi immaginari di Jean-Claude Mourlevat, la musica e l'arte formano potenti contrapposti alla brutalità e alla barbarie del mondo.
Il lavoro di Mourlevat mostra un umanesimo profondo e che afferma la vita, spesso reso manifesto nelle azioni dei suoi personaggi. I suoi libri esprimono un eccezionale desiderio di bontà che rende le sue storie davvero toccanti.
Il tempo e lo spazio sono sospesi nel suo universo letterario, uno spazio che rende abbastanza grande sia per le parti più difficili che per quelle più belle della nostra vita.

In Jefferson (2018) racconta la storia di un riccio che ama leggere. Frequenta regolarmente la biblioteca e il suo libro preferito è un romanzo d'avventura emozionante e commovente intitolato Seul sur le fleuve. Quando il piccolo riccio viene accusato di aver ucciso il suo parrucchiere ed é costretto a fuggire, la lettura diviene la sua consolazione.
Le petit royaume (2000) è un libro illustrato ambientato in un regno del nord dove il re ha costruito una biblioteca più bella del palazzo stesso. Lui e la sua gente sprofondano deliziati nella loro lettura. Quando sorgono lamentele sullo stato delle strade, il re fa riempire le carrozze di libri ed enciclopedie. Ma tutto cambia quando un nuovo re sale al trono. Vieta completamente i libri e costruisce le difese del paese con eserciti e navi da guerra. Alla fine apprendiamo che il re guerriero è analfabeta. Quando finalmente impara a leggere e scrivere, la sua indole cambia all'istante, e anche lui inizia a dedicare tutto il suo tempo alla lettura.
Le chagrin du roi mort (2009) presenta una grande biblioteca piena di migliaia di volumi e profumata dei buoni odori di pelle, legno e carta. I carrelli trasportano i visitatori tra le pile per trovare i libri che stanno cercando. 
L'autobiografico Je voudrais rentrer à la maison (2002) è un libro oscuro di memorie che procede per episodi sugli otto anni trascorsi dall'autore in collegio, dall'età di dieci anni fino alla maturità.
L'Enfant océan (1999) è uno dei romanzi più teatrali: si tratta di una storia a più fili in cui più voci narrative salgono e scendono in contrappunto l'una con l'altra. In una serie di episodi, come atti drammatici, seguiamo dei fratelli mentre fuggono da casa. Sarà Yann, il più giovane, dieci anni, a guidare i fratelli -come accade in Pollicino- anche se fisicamente non è più grande di un bambino di due anni, quasi non parla (ma ama leggere e ha poteri magici).  Questo romanzo illumina efficacemente anche le gerarchie sociali.
In Sophie Scholl: Non à la lâcheté (2013) racconta le vicende della studentessa tedesca che resistette al regime nazista e che da questo fu catturata e giustiziata all'età di ventidue anni.
In La rivière à l'envers (2000) si avvicendano due narratori: Tomek e Hannah, entrambi alla ricerca di un fiume che scorre all'indietro, le cui acque vivificanti possono impedire la morte. La stessa storia viene così raccontata da diverse prospettive.
La Balafre (1998), il primo romanzo per giovani adulti di Mourlevat: l'ambientazione è un villaggio francese in cui il tredicenne Olivier e la sua famiglia si sono trasferiti in paese per il lavoro del padre. Olivier si sente abbandonato e deve trascorrere gran parte del suo tempo da solo. La storia oscilla tra fantasia e realtà
Terrienne (2011) è un romanzo di fantascienza ambientato nei nostri giorni che rivisita la fiaba di Barbablù. La protagonista, Anne Collodi, in onore dell'autore che ha ha creato un burattino che anela alla vita, ha diciassette anni.  Cerca la sorella maggiore, che è  stata rapita dal marito in un mondo parallelo: un luogo spaventoso privo di vita, movimento, risate e gioia. La vita in questo mondo è efficiente, silenziosa, strutturata e prescritta in ogni dettaglio. L'ossigeno stesso è stato abolito e alla gente è stato proibito di respirare. Per i dissidenti, le sanzioni includono l'espulsione da una finestra. Le persone tendono a morire prima dei cinquant'anni, spesso di noia.
Le combat d'hiver (2000), torna sul collegio come luogo di regole punitive e repressive mentre in La troisième vengeance de Robert Poutifard (2004) ricorda un racconto dahlesco, infatti protagonista è un insegnante che ha sempre odiato il suo lavoro ei suoi studenti fastidiosi, così quando va in pensione, decide di vendicarsi di tutte le umiliazioni subite negli anni.
Un tipo di umorismo più accomodante è quello de La ballade de Cornebique (2004), ambientato nel mondo animale racconta delle sfortune in amore della capretta Cornebique.

Scrive Simone Piccinini

Quando la speranza è perduta, c’è bisogno di una forza che sia in grado di rianimarla, di rivitalizzarla. L’energia del “Puer Aeternus”, che James Hillman ci ha raccontato nel suo saggio omonimo, può compiere questo miracolo. Consapevolmente, perché è chiaro che maneggia alla perfezione meccanismi e topoi narrativi del fiabesco, l’autore mette in scena lo schema classico della fiaba e procura, grazie all’impresa dei suoi eroi, nuova linfa vitale per il mondo.

Ognuno dei protagonisti ha una dote eccezionale, grazie alla quale può trascendere e trasformare il reale, farlo cambiare di segno, da negativo a positivo, e questo potere oltre ad essere affidato a ragazze e ragazzi, ha a che fare con l’irrazionale, con la parte più profonda e meno controllabile delle persone. Quelle corde che solo l’adolescenza, la sua natura medianica, può attivare.

Lo stare tra due mondi, quello irrazionale, istintivo e magmatico dell’infanzia e quello razionale, controllato e definito dell’età adulta, può qualche volta fornire un vantaggio. Nello specifico, avere la chiara percezione di come non si vuole diventare (come gli adulti) e avere ancora qualche strumento, per esempio l’intuizione, l’istinto, per non farsi fregare dalla loro retorica.

Detta in questo modo sembra che l’autore semplifichi e divida il mondo, in modo manicheo, tra “giovani buoni” e “adulti cattivi”, ma non è così: se il male è sempre rappresentato dagli adulti e dagli e dalle adolescenti sono la controparte, è anche vero che ci sono alcune figure di adulti che hanno ancora qualche antenna accesa, una sensibilità particolare che li mette in contatto con il mondo dell’infanzia, dell’immaginazione e la sua magia.
E forse è proprio questo il monito segreto dei suoi libri: ascoltate l’infanzia, il bambino o la bambina che c’è in ognuno di voi, è l’unica forza che può cambiare voi stessi e il mondo.
(
n. 41 della rivista Hamelin, Dove vanno le anatre d’inverno. Grandi scrittori per giovani adulti)

Pagina scritta per il Progetto LupoGuida in collaborazione con Lupoguido. Mi scuso per eventuali imprecisioni ed invito chi lo desiderasse a scrivermi in privato per rettifiche ed integrazioni. Mi sono avvalsa delle fonti indicate sotto non avendo al momento ancora letto romanzi dell'autore.

Fonti

ALMA
Wikipedia
site officiel de Jean-Claude Mourlevat
Hamelin, n. 41 (la rivista, una delle più interessanti del settore, si può acquistare sul sito dell'associazione omonima tramite abbonamento  o singolarmente)

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